Ditta individuale o Società di persone? Vantaggi, svantaggi e confronto tassazione

Prima di iniziare con la lettura di questo articolo, mi permetto di consigliarti di scaricare gratuitamente la mia guida "25 Idee per rendere vincente la tua impresa" che ho preparato per aiutarti a gestire al meglio la tua attività, da un punto di vista fiscale e gestionale.
 

Tra gli svariati interrogativi che affliggono gli imprenditori italiani, ne esiste uno, che dovrebbe essere il primo in assoluto che ogni persona che voglia intraprendere un’attività in proprio dovrebbe risolvere ancor prima di partire, ovvero: “quale forma societaria scegliere per pagare meno tasse?

Sembra una stupidaggine ma la scelta della forma giuridica influenza, e non poco, la vita fiscale dell’imprenditore e cambia sostanzialmente il volume di tasse da pagare a fine anno, specie se si ha la fortuna di avere dei redditi sufficientemente elevati.

In questo articolo valutiamo cosa cambierebbe, da un punto di vista fiscale, passare da una ditta individuale ad una società in accomandita semplice con due soci.

Tu, titolare di una ditta individuale, lo sai che se riuscissi a trovare un socio ed aprire con lui una s.a.s. potresti pagare meno tasse e contributi?

Batman e Robin

Ti spiego subito il perchè…

La società in accomandita semplice prevede una distinzione sostanziale tra le due tipologie di socio, ovvero: il socio accomandatario e il socio accomandante.

Il socio accomandatario è colui che svolge effettivamente le prestazioni aziendali e che dovrà pagare l’Irpef e i contributi previdenziali per la sua quota di partecipazione agli utili, nonchè l’INAIL.

Il socio accomandante è, di fatto, soltanto un socio di capitali, quindi sulla carta non operativo, che dovrà pagare l’Irpef per la sua quota di partecipazione agli utili, ma sarà totalmente esentato dal pagamento dei contributi previdenziali all’Inps e, ovviamente, non essendo operativo, anche dal pagamento dell’Inail.

Considerando, a parità di reddito annuale, quello che pagherebbe di imposte una ditta individuale rispetto ad una società in accomandita semplice con due soci, 1 accomandatario e 1 accomandante, al 50%, salta subito all’occhio come nella seconda ipotesi risulterebbe esentasse il 50% dei contributi INPS per artigiani e commercianti (la quota del socio accomandante), che il titolare della ditta individuale, invece, sarebbe costretto a pagare per intero.

E’ chiaro che la scelta di costituire un’impresa, comporterebbe anche l’assoggettamento all’IRAP che graverebbe con un prelievo fiscale del 5% sugli utili, rispetto alla ditta individuale con un solo dipendente che ne è esente, ma, nonostante questo onere in più,  la convenienza risulta essere piuttosto evidente.

Per comprendere meglio quello che ho appena scritto ti faccio questo semplice esempio con tanto di calcoli per dimostrarti a quanto ammonta, effettivamente, il risparmio fiscale di una s.a.s., come quella sopra descritta, rispetto ad una ditta individuale per un reddito dichiarato di 40.000 € l’anno.

 

Una ditta individuale che ha un utile di 40.000 € l’anno pagherà:

  • INPS: (23% su 40.000 €) = € 9.200
  • IRPEF su 30.800 € (UTILE-INPS): (23% su 15.000€ + 27% su 13.000€ + 38% su 2.800€)= € 8.024
  • IRAP: non si paga se ha un solo dipendente

TOTALE PRELIEVO FISCALE: (9.200 + 8.024) = € 17.224

 

Una società in accomandita semplice con due soci al 50% che ha un reddito di 40.00 € pagherà:

  • IRAP: (5% su 40.000€) = € 2.000

Socio accomandante:

  • IRPEF: (23% su 15.000 €+ 27% su 5.000€) = € 4.800 (ipotizzando che non abbia altri redditi)

Socio accomandatario:

  • INPS: (23% su 20.000 €) = € 4.600
  • IRPEF su 15.400 € (UTILE-INPS): (23% su 15.000 €+ 27% su 400 €) = € 3.558

TOTALE PRELIEVO FISCALE: (2000 + 4800 + 3558+ 4600) = € 14.958

 

Come si evince dal calcolo qui sopra esposto relativamente alle due realtà, il risparmio della società in accomandita semplice, rispetto alla ditta individuale, ammonta, nella simulazione con 40.000 € di reddito imponibile, a (17.224-14.958) = € 2.266. 

 

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Una cifra molto elevata, quasi il 10% dell’utile che resterebbe nelle tasche dei soci dell’accomandita semplice rispetto a quanto pagherebbe il titolare della ditta individuale. E’ pur vero che il risparmio sarebbe in gran parte relativo ai contributi previdenziali, e questo comporterebbe una contribuzione minore a livello pensionistico, ma, di quei 2.226 € l’anno di risparmio fiscale, sarebbe possibile destinarne almeno  una parte ad una forma pensionistica integrativa che renderebbe sicuramente di più rispetto alla stessa cifra di contributi pagata all’INPS.

Come vedi, con una società in accomandita semplice avrai un adempimento in più, che in una ditta individuale con un solo dipendente non dovrai considerare, ovvero l’IRAP che varia dal 3,9% al 5,0% a seconda della regione in cui ci si trova. Considerando l’aliquota IRAP massima del 5%, il debito di 2.000 € che ne conseguirebbe, sarebbe quasi completamente compensato dal risparmio in termini di Irpef che si otterrebbe frazionando la totalità del reddito tra i due soci, che pagherebbero quindi l’imposta con un’aliquota più bassa.

L’esempio, dimostra in modo oggettivo ed analitico che la differente forma giuridica scelta può comportare un risparmio fiscale davvero enorme, parliamo del 10% dell’utile netto che non pagheresti al fisco e potresti utilizzare per fare investimenti, farti una vacanza o lasciare in azienda.

Questa è la classica “prova del nove” che dimostra come sia possibile risparmiare ingenti somme di denaro in termini di tasse senza ricorrere all’evasione fiscale, ma soltanto conoscendo le regole ed organizzando al meglio la tua attività.

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7 Comments
Angelo

gennaio 12, 2017 @ 21:54

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Interessante . Valuterò la cosa.
Come mai l’Inps è calcolata al 23%?

Omar Cecchelani

gennaio 13, 2017 @ 08:15

Reply

Salve Angelo, questo è un articolo dimostrativo per cui ho preso le aliquote della gestione artigiani 23,10 e quello della gestione commercianti 24,10 (per il 2016) e, per semplificare, ho inserito 23% ma avessi anche calcolato 1 punto in percentuale in più o avessi fatto la media al 23,60% sarebbe cambiato poco…

Sonia

febbraio 1, 2017 @ 23:09

Reply

Ciao, grazie per il tuo articolo, molto interessante e chiaro. Sto valutando l’apertura di una sas, attualmente sono forfetario con imminente progetto di espansione. Vorrei chiederti una precisazione. Mi confermi che la tassazione irpef degli utili dei soci accomandatario e accomandante seguono gli scaglioni proporzionali? Io avevo sentito parlare di un’aliquota secca al 25%. Grazie e cordiali saluti. Sonia

Omar Cecchelani

febbraio 2, 2017 @ 09:12

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Ciao, l’aliquota secca del 24% è una nuova opzione che con la Legge di Stabilità per il 2017 il governo ha concesso. Esiste la possibilità di gestire le ditte individuali e società di persone in contabilità ordinaria e pagare una flat tax sugli utili di impresa non distribuiti con un’aliquota fissa del 24%. E’ un’opzione, puoi scegliere se optare per l’una o per l’altra soluzione. Il problema è che sul resto degli utili, ovvero quelli che distribuirai, pagherai l’Irpef a scaglioni come prima… Dovrai parlare con il commercialista e valutare quale opzione scegliere… Sennò, potresti non considerare questa opportunità e seguire l’iter normale ovvero pagando, sulla quota di reddito della società di persone, l’irpef come spiegato nell’articolo

david

febbraio 11, 2017 @ 00:54

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Ciao e grazie per l’articolo. Sto valutando l’apertura di un affittacamere e l’idea della sas è interessante. Ci sarebbero però costi di gestione maggiori suppongo?

Thomas

novembre 5, 2017 @ 11:17

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Ciao, sono in attesa di ricevere il libro acquistato online, ma al momento ho un quesito che nel web trovo spiegazioni discordanti. Devo aprire un’attività commerciale con un socio/amico fidato, di cui io sarei il socio di maggioranza. Da un consulente del lavoro è stato proposto di aprire una Ditta Individuale a me intestata e pagare Il socio minore con fattura come prestazione d’opera. Non abbiamo problemi nel farlo tra noi, ma ai fini fiscali sarebbe più conveniente di una società? Non mi sembra…
I pareri discordanti che trovo nel web sono in merito alle tasse da pagarw come società: ipotizziamo un utile societario di €.50.000. Su questi 50.000 paghiamo l’irap del 3.9%, ne restano 48.050. Su questi devo pagare l’Ires del 24% , dividere l’utile rimasto e pagare ancora irpef, irap e inps sulla quota personale oppure si paga l’irap sulla quota sociale e niente Ires? Non mi è chiaro questo passaggio.
Grazie, attendo a giorni il libro! Ciao

Andrea Pompele

novembre 20, 2017 @ 15:53

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Ciao Omar
Ho letto il tuo libro scoprendo interessanti suggerimenti.
Sono titolare di una ditta individuale come agente di commercio dal 2012.
I primi 5 anni ho usufruito del regime dei minimi visto che partivo da 0 ma da quest’anno 2017 sono entrato nel regime IVA ordinario con la più o meno prevista batosta INPS e IRPEF.
Leggendo sulle tue pagine e confrontandomi con dei colleghi vorrei chiudere la società individuale ed aprire una S.A.S. con socio mio figlio 18enne.
Il mio commercialista attuale mi ha subito messo in guardia per eventuali controlli per “presunta evasione INPS” da parte del socio accomandante!
Ora ho più dubbi di prima…
Grazie

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