Come pagare meno IRAP o addirittura non pagare questa odiosa imposta

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Dall’anno della sua introduzione, ovvero il 1997, l’IRAP è stata tra le tasse più odiate e criticate. Molte istanze sono state poste contro un’imposta che spesso colpisce anche le aziende che hanno il bilancio in perdita tanto da essere stata definita da qualcuno “una tassa sul non reddito delle attività produttive“, a causa del fatto che tale flagello per le imprese venga calcolata, non in base all’effettivo profitto, ma al fatturato al netto degli oneri finanziari, del costo del lavoro subordinato e del costo dei soggetti parasubordinati e occasionali.

Fu il Governo Prodi ad istituire questa tassa partorita dall’allora Ministro delle finanze Vincenzo Visco con Decreto Legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.  Con la finanziaria dell’anno 2008 l’IRAP è stata convertita in imposta regionale diventando una tassa proporzionale al fatturato a tutti gli effetti, a prescindere dall’utile di esercizio.

La legge ha precisato che tutti le partite IVA, persone singole o società sono tenute al pagamento dell’IRAP anche se la Cassazione ha precisato che, per come è stata concepita, un lavoratore autonomo privo di una propria organizzazione autonoma non debba pagarla.

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Precisazione ulteriore è stata fatta dall’Agenzia delle Entrate che ha sottolineato come anche le imprese individuali, e non solo i lavoratori autonomi, se privi di una autonoma organizzazione sono esentate dal pagamento di questa imposta.

Il grosso ostacolo è che i criteri per stabilire se esista o meno, presso una ditta individuale, una autonoma organizzazione sono piuttosto variegati e spesso lasciano spazio a diverse interpretazioni, ecco perchè non è inusuale che il Fisco si accanisca contro quei contribuenti che avvalendosi di questa sentenza, provano a bypassare questa tassa.

Vediamo nel dettaglio cos’è questa tassa, chi deve pagarla, come si calcola, perchè le imprese devono versare questa odiosa “imposta regionale sulle attività produttive“, le aliquote, le scadenze e in quali casi si può evitare il pagamento dell’IRAP o comunque come fare per pagarne meno.

Indice:

 
 

Cos’è l’IRAP

Abbiamo detto che dal 2008 l’IRAP è diventata un imposta regionale che viene applicata sulle attività produttive, ovvero alle aziende, e legata al valore della loro produzione.

L’imposta regionale sulle attività produttive, dalla Finanziaria del 2008, colpisce in modo indistinto tutte le imprese ed è un’imposta proporzionale al fatturato calcolata sulla base del valore della produzione, dato dalla differenza tra ricavi e costi, esclusi però i costi del personale a qualsiasi titolo e gli oneri finanziari che invece concorrono a formare la base imponibile di questa imposta.

Un tributo anomalo e iniquo partorito dal Governo Prodi nel ’97 per finanziare il sistema sanitario nazionale e mai più abolito, nemmeno dai successivi Governi, a dispetto di tutte le promesse fatte sia da destra che da sinistra.

 

Chi paga l’IRAP

L’IRAP è una imposta a carico delle imprese che vengono tassate proporzionalmente al loro fatturato. Dal 1997 ci dicono che il suo gettito viene utilizzato per finanziare il Sistema Sanitario Nazionale.

Devono pagare l’IRAP i seguenti soggetti:

  • Le società di capitali;
  • Le società cooperative;
  • Gli enti commerciali;
  • Le società di persone;
  • Le persone fisiche che esercitano attività commerciali o produttive;
  • I produttori agricoli;
  • Amministrazioni pubbliche;
  • I soggetti passivi IRES;
  • Esercenti arti e professioni anche in forma associata;
  • Imprese di assicurazione.

Come detto, questa imposta dovrà essere corrisposta da tutti i soggetti sopra elencati, a prescindere dal conseguimento di un utile di esercizio o da una perdita. Più l’azienda fattura e maggiore sarà la quota di IRAP che dovrà versare all’erario.

 

Perché si paga l’IRAP in Italia

Il presupposto su cui si fonda l’IRAP, al di la di tutti i discorsi politici che i Governi che si susseguono hanno fatto, ovvero che questa tassa serva per finanziare il Servizio Sanitario Nazionale, si basa sul concetto di autonoma organizzazione che viene data per scontata nel caso di imprese e/o società, ed è più discutibile nei casi di liberi professionisti, lavoratori autonomi e ditte individuali.

L’autonoma organizzazione si presume, senza ombra di dubbio, nel caso in cui il professionista, lavoratore autonomo o titolare della ditta individuale, si serva di altri soggetti per espletare i propri servizi. In particolare svolgere la propria attività con dipendenti, collaboratori a progetto, o anche solo, con collaboratori occasionali da luogo ad una autonoma organizzazione.

Ma anche laddove, in assenza di collaboratori, siano presenti delle attrezzature, macchinari o tecnologia, per svolgere la propria professione, per l’Agenzia delle Entrate si parla di autonoma organizzazione.  L’elemento organizzativo infatti, non è solamente riscontrabile in base alla presenza o meno di collaboratori, ma da più parametri come, ad esempio, la dotazione di capitali e attrezzature e, analiticamente, anche dai costi dichiarati fiscalmente. Eccessivi costi per la casa potrebbero portare alla presunzione di organizzazione autonoma.

L’orientamento quindi, è quello di valutare quanto le capacità tecniche ed intellettuali del singolo soggetto pesino rispetto alle dotazioni tecnologiche che lo stesso utilizza nell’espletamento della professione.

Non sempre, però, quando l’apporto di capitale intellettuale è inferiore alle dotazioni tecniche si può parlare di organizzazione autonoma, anche se spesso il Fisco ragiona così e costringe il malcapitato al pagamento di tale imposta.

Riassumendo in breve, il riscontro di una organizzazione autonoma in qualsiasi forma giuridica da luogo all’applicazione dell’IRAP.

Per chiarire meglio questo è utile fare qualche esempio. Prendiamo un qualsiasi libero professionista che decida di avvalersi di una segretaria per aiutarlo nella gestione delle pratiche burocratiche: questo soggetto sarà soggetto al pagamento dell’IRAP.

Discorso contrario nel caso di professionisti che decidono di aprire uno studio associato mettendo in comune le proprie competenze. Tali soggetti non pagheranno l’IRAP perchè ognuno farebbe “squadra”  a se e, fiscalmente, non esisterebbe rapporto di lavoro subordinato.

Emblematico il caso delle diverse tipologie di medico, in cui la diversa dotazione di tecnologie potrebbe fare la differenza relativamente all’obbligo o meno di pagare l’IRAP. Un radiologo ad esempio, che sfrutta in modo continuo un macchinario costoso e altamente tecnologico che va oltre le competenze stesse del medico stesso, potrebbe essere costretto a pagare l’IRAP a differenza di un dermatologo o di un medico generico che sfrutta maggiormente le proprie capacità intellettuale senza l’apporto di macchinari e tecnologie particolarmente costose.

 

Aliquote dell’IRAP

Essendo una tassa regionale, per verificare l’aliquota IRAP, è necessario far riferimento alla Regione in cui ha la sede l’impresa che ne è soggetta al pagamento.

Di fatto ogni regione ha la possibilità di applicare una propria aliquota IRAP che può essere più bassa o più alta rispetto all’aliquota nazionale di base del 3,9% e variare anche a seconda del tipo di attività svolta.

Le altre aliquote dell’IRAP sono:

  • 4,20% per le imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione delle autostrade;
  • 4,65% per le banche e finanziarie;
  • 5,90% per le imprese di assicurazione;
  • 1,90% per esercenti attività agricola e cooperative della piccola pesca;
  • 8,5% per amministrazioni ed enti pubblici;

Le regioni hanno comunque facoltà di ridurre o incrementare le aliquote ma non più dello 0,92% e tale variazione potrà essere differente per le diverse tipologie di attività.

 

Come si calcola la base imponibile dell’IRAP

Per calcolare la base imponibile dell’IRAP ovvero quella cifra alla quale verrà applicata l’aliquota di riferimento e calcolata poi l’imposta, il decreto istitutivo dell’imposta stessa ha stabilito che tale tassa grava sul valore netto della produzione che deriva dall’attività esercitata abitualmente ed tramite la creazione di un’autonoma organizzazione.

Essendo un imposta regionale si applica ai proventi dell’attività esercitata nella regione e nel caso di impresa con più filiali in diverse regioni italiane, la ripartizione della base imponibile per ogni regione viene calcolata in base al costo del personale dipendente operante in ogni singola regione per un periodo minimo di 3 mesi.

– Per le società di persone (s.n.c. e s.a.s.), imprese individuali, le persone fisiche esercenti attività commerciali, e liberi professionisti con organizzazione autonoma, la base imponibile dell’IRAP è calcolata tramite la differenza tra i ricavi a cui si aggiungono le rimanenze di magazzino, e l’ammontare dei costi per le materie prime, di consumo e sussidiarie, i costi delle merci acquistate, dei servizi acquistati, degli ammortamenti, dei canoni di locazione finanziaria dei beni materiali e immateriali acquistati.

– Per quanto riguarda invece le società di capitali e gli enti commerciali la base imponibile dell’IRAP è data dalla differenza tra il valore e i costi della produzione così come risultante dal conto economico d’esercizio ma, tra i componenti negativi, non si devono considerare in deduzione:

  • spese per il personale dipendente e assimilato diverse da quelle alla voce B9;
  • i costi, i compensi e gli utili;
  • la quota interessi dei canoni di locazione finanziaria;
  • le perdite sui crediti;
  • l’imposta municipale propria e quelle istituite dalle province di Trento e Bolzano.

Concorrono inoltre alla formazione del valore della produzione le plusvalenze relative alla cessione di immobili cosi come sono deducibili le relative minusvalenze e i contributi ricevuti a meno che non siano correlati a costi indeducibili.

Sono deducibili dall’IRAP anche le quote di ammortamento per l’acquisizione di marchi di impresa a titolo di avviamento fino a un diciottesimo del costo imputato a conto economico.

 

Costi non deducibili dall’IRAP

Per le società di persone e imprese individuali, quindi senza l’obbligo di redigere il bilancio CE è necessario elencare quali costi non sono deducibili dall’IRAP, costi che quindi concorrono a formare la base imponibile di tale imposta in quanto indeducibili da essa:

  • le spese per il personale dipendente (e assimilato);
  • i compensi per prestazioni di lavoro autonomo occasionale ;
  • i costi per collaborazioni coordinate e continuative;
  • i compensi per prestazioni di lavoro assimilato a quello dipendente;
  • gli utili spettanti agli associati in partecipazione che apportino esclusivamente lavoro;
  • la quota interessi dei canoni di locazione finanziaria;
  • le perdite su crediti;
  • l’IMU.

I soggetti di cui sopra che hanno optato per il regime della contabilità ordinaria possono determinare la base imponibile dell’IRAP utilizzando il metodo per le società di capitali.

 

Costi deducibili dall’IRAP

Sono ammessi in deduzione, per quanto riguarda l’IRAP, i seguenti costi che andranno così sottratti al valore della produzione in modo da ottenere la base imponibile sulla quale calcolare l’imposta:

  • i contributi previdenziali e assistenziali relativi ai lavoratori dipendenti escluse le imprese operanti nell’energia dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della depurazione delle acque e dello smaltimento rifiuti;
  • le spese per apprendisti e disabili, per chi è stato assunto con contratti di formazione lavoro e per gli addetti alla ricerca e svilupo;
  • i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni;
  • una deduzione forfettaria di 7.500 o 15.000 euro per ciascun dipendente neoassunto a tempo indeterminato incrementato rispettivamente a 13.500 o 15.000 euro se sono donne o di età inferiore a 35 anni;
  • una deduzione di 1850 € a dipendente fino a 5 dipendenti alle imprese che non superino i 400.000 euro quale valore della produzione. Per il computo dei dipendenti a cui spetta tale deduzione non si tiene conto di apprendisti, disabili e dei contratti di formazione lavoro cui spetta una specifica deduzione come sopra indicato;
  • una deduzione per incremento della base occupazionale se si assumono lavoratori a tempo indeterminato che spetta nel periodo in cui è stato assunto il dipendente e nei due anni successivi. Tale deduzione è cumulabile col cuneo fiscale. Decade se nei periodi di imposta successivi all’assunzione il numero medio dei lavoratori occupati dall’impresa che sfrutta questa deduzione diminuisce rispetto all’anno precedente.

 

Deduzioni IRAP del cuneo fiscale

Grazie al cuneo fiscale sono state previste diverse deduzioni dalla base imponibile IRAP riguardanti il costo del lavoro e la base imponibile. Tali deduzioni riguardano tutti i soggetti passivi dell’IRAP e nello specifico le imprese:

  • deduzione forfettaria di € 7.500 per ogni lavoratore a tempo indeterminato;
  • deduzione forfettaria di € 13.500 ogni lavoratrice donne o giovane sotto i 35 anni impiegato nel periodo di imposta;
  • deduzione forfettaria di € 15.000 per ogni lavoratore uomo ed € 21.000 per ogni lavoratrice donna o di età inferiore a 35 anni impiegata nel periodo di imposta da imprese in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia;
  • contributi previdenziali per i lavoratori assunti a tempo indeterminato;
  • per le imprese con valore della produzione inferiore ad € 180.760 spetta una deduzione forfettaria di € 8.000 (10.500 per ditte individuali e società di persone);
  • Con valore della produzione compreso tra 180.760 e 180.840 di € 6.000 (7.875 per ditte individuali e società di persone);
  • Con valore della produzione è fra 180.840 e 180.920 di € 4.000 (5.250 per ditte individuali e società di persone);
  • Con valore della produzione è fra 180.920 e 181.000 di € 2.000 (2.625 per ditte individuali e società di persone);
  • Deduzione forfettaria IRAP per chi non ha lavoratori dipendenti;

 

Quando si deve pagare l’IRAP? Scadenze saldo e acconto IRAP

L’IRAP segue le stesse regole e quindi le medesime scadenze dell’IRPEF ed il pagamento avviene attraverso il meccanismo di acconto e saldo come le imposte sui redditi. Le scadenze IRAP sono pertanto:

  • Saldo IRAP 2017 + I° acconto IRAP 2018 entro il 30 giugno (salvo proroghe);
  • II° acconto IRAP entro il 30 novembre.

Il totale della somma tra il primo e il secondo acconto IRAP dovrà corrispondere al 99% dell’imposta dovuta e risultante dalla dichiarazione IRAP relativa all’anno precedente:

  • il 40% del 99% entro il 30 giugno;
  • il 60% del 99% entro il 30 novembre.

 

Come si paga l’IRAP – Codici IRAP da inserire sul modello F24

I codici da inserire sul modello F24 per il pagamento dell’IRAP sono i seguenti:

  • IRAP saldo codice tributo 3800
  • Interessi pagamento dilazionato tributi regionali codice tributo 3805
  • IRAP acconto prima rata codice tributo 3812
  • IRAP acconto seconda rata o acconto in unica soluzione codice tributo 3813
  • IRAP versamento mensile – codice tributo 3858
  • IRAP utilizzo in compensazione del credito d’imposta codice tributo 3883.

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Cos’è l’autonoma organizzazione ai fini IRAP

La definizione di autonoma organizzazione è fondamentali ai fini dell’applicazione o meno dell’IRAP. La definizione stessa di IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) parla chiaramente di “attività produttive”, quindi, per stabilire chi deve pagare o meno questa imposta è importante capire cosa lo Stato intenda per attività produttiva.

Ci è venuta incontro la Cassazione che ha sancito, in una delle sue prime sentenze relative a questa imposta, che non possa esistere attività produttiva senza che ci sia un’autonoma organizzazione definendo due parametri che indicano la presenza di autonoma organizzazione:

  • la presenza di dipendenti e/o collaboratori;
  • la presenza di beni strumentali di valore;

Per contro l’assenza di personale dipendente o collaboratori e la presenza di beni strumentali minimi e limitati all’indispensabile fanno decadere l’obbligo del pagamento dell’IRAP.

Riguardo al personale dipendente  il concetto è molto semplice, se nel corso dell’anno non viene prodotta nessuna busta paga, nè si ricevono fatture da collaboratori, allora il parametro viene rispettato.

Riguardo ai beni strumentali il discorso è invece più complesso e soggetto a diverse interpretazioni. Si parla di “minimo indispensabile” e bisognerebbe capire cosa l’Agenzia delle Entrate potrebbe intendere come, appunto, “minimo indispensabile”.

Per un consulente di azienda, ad esempio, un computer viene accettato sicuramente come indispensabile non comportando, da solo, la presenza di un’autonoma organizzazione.

Stesso discorso per chi fa manutenzione a domicilio agli elettrodomestici in assenza di collaboratori o dipendenti. La sola scatola con gli attrezzi che si porta dietro, di per se, non comporterebbe il configurarsi di autonoma organizzazione a meno che lo stesso non abbia un magazzino super fornito di pezzi di ricambio e un laboratorio dove può effettuare riparazioni ed interventi più complessi.

Tali criteri, l’assenza di personale e la presenza dei soli strumenti indispensabili, sono in linea di massima indipendenti dal fatturato. Il medico che visita solo a domicilio che fattura 200.000 euro l’anno può non pagare l’IRAP così come invece il falegname che fattura 35.000 euro l’anno deve pagarlo se si avvale di un dipendente o collaboratore.

In linea di massima fermo restando l’assenza dei dipendenti o collaboratori, il criterio per stabilire se esiste o meno organizzazione autonoma, legato alla presenza di soli mezzi indispensabili, viene rispettato se gli unici strumenti che vengono utilizzati saranno quelli strettamente personali che ci si porta sempre dietro, la classica “cassetta degli attrezzi”.

 

Chi non deve pagare l’IRAP e come fare per non pagarla

Esistono alcune categorie di imprenditori che non hanno l’obbligo di pagare l’IRAP in quanto dispensati per il proprio inquadramento.

Anche il Tar del Lazio ci viene in aiuto escludendo l’applicazione dell’IRAP per alcuni professionisti come avvocati, notai o ingegneri che non possono essere svolte in assenza del professionista stesso, nonostante ci sia dietro un’organizzazione di cui si serve.

L’esercizio di professioni intellettuali, di per se, intellettuali non configura l’esistenza di un’autonoma organizzazione anche se esistono dei collaboratori che non possono, comunque in nessun modo, ovviare all’assenza del professionista.

Altre categorie di imprenditori dispensate dal pagamento dell’IRAP:

  • Contribuenti esercenti attività d’impresa, arti o professioni che hanno aderito al regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
  • Venditori a domicilio, soggetti alla ritenuta d’acconto;
  • Produttori agricoli, con reddito non superiore ai 7.000 euro annui;
  • Contribuenti che svolgono attività di impresa rientranti nel regime forfettario;
  • I lavoratori occasionali sia in forma autonoma che di impresa;
  • I titolari di redditi derivanti da collaborazioni coordinate e continuative;
  • I titolari di “altri redditi” di lavoro autonomo che non esercitano attività di impresa;
  • Le società semplici il cui reddito deriva dalla concessione in affitto di fabbricati e/o terreni.

Per queste categorie di persone il discorso è molto semplice, ovvero: appartenendo ad una di queste tipologie di lavoratori si è sempre dispensati dal pagamento di questa odiosa imposta.

Diverso è il discorso dei lavoratori che di norma sarebbero soggetti al pagamento di questa tassa ma ritengono di non avere un’organizzazione autonoma e quindi di non pagare l’IRAP.

Intanto è utile sottolineare che per sfruttare questa situazione è utile esaminare la propria posizione di anno in anno, nel senso che anche una sola fattura di un collaboratore, può comportare la decadenza di questa condizione, quindi ogni periodo di imposta sarebbe necessario verificare col commercialista se è possibile bypassare il tributo in questione.

Fino al 2005, per le imprese, lavoratori autonomi, professionisti e ditte individuali era obbligatorio compilare la parte della dichiarazione dei redditi dedicata all’IRAP e provvedere al pagamento. La mancata compilazione del quadro IRAP e il conseguente non pagamento dell’imposta, comportava, di per se, l’emissione di avviso bonario prima e cartella esattoriale poi,  per richiederne il pagamento.

Solo una volta pagata la cartella era possibile ricorrere per fare in modo che la commissione tributaria riconoscesse l’assenza di organizzazione autonoma e stabilisse il rimborso di quanto pagato.

Dal 2006, decaduto l’obbligo della compilazione del quadro IRAP in dichiarazione dei redditi, non scatta in automatico la richiesta con avviso bonario e cartella esattoriale per la richiesta del tributo non pagato, ma per prima cosa, l’Agenzia delle Entrate sarà costretta ad iniziare un azione con la finalità di accertare la presenza o meno di autonoma organizzazione prima di procedere alla richiesta forzosa del tributo.

Ovviamente l’Agenzia delle Entrate non si fa troppi problemi a portare avanti azioni nei confronti di chi sceglie questa strada per non pagare l’IRAP, sapendo bene che in molti casi l’accertato rinunci addirittura a difendersi e decida di pagare, perchè sarebbe più costoso affidare tale pratica ad un commercialista esperto o ad un difensore tributario, piuttosto che pagare il tributo, anche se non dovuto.

E’ comunque consigliabile, prima di non compilare il quadro della dichiarazione IRAP fare una attenta analisi con il proprio commercialista per verificare se davvero si sono verificati i due parametri: l’assenza di lavoro subordinato e di collaboratori nel corso del periodo di imposta, e se il lavoro svolto sia effettivamente un lavoro di intelletto non influenzato dalla necessaria presenza di macchinari o costose attrezzature.

 

Come pagare meno IRAP se l’imposta è dovuta

Hai compreso che, se sei un imprenditore e non rientri nell’ambito di chi, oltre a non avere dipendenti, non dispone di un’autonoma organizzazione, ovvero non ha lavoratori subordinati e nemmeno beni strumentali di valore, se non quelli strettamente necessari (la borsa degli attrezzi per chiarire), sarai costretto a pagare ogni anno l’IRAP.

Non c’è soluzione, ti tocca!

E se non ci sono soluzioni per evitarne il pagamento, esistono una serie di provvedimenti che puoi attuare nel corso del periodo di imposta per limitarne i danni. Nel senso che l’IRAP, come buona parte delle imposte, ha la possibilità di venire ridotta da specifiche deduzioni.

Se hai proprio la necessità di assumere del personale, tanto vale servirsi di lavoratori inquadrandoli in maniera tale da rientrare nelle deduzioni IRAP (ad esempio con l’assunzione di apprendisti, lavoratori a contratto di formazione lavoro o a tempo indeterminato).

Ma soprattutto si tratta di ridurre nei limiti del possibile le spese che non sono deducibili dall’IRAP come gli oneri finanziari tramite un’accurato controllo dei flussi di cassa che potrà consentirti di limitare considerevolmente l’utilizzo dei fidi che non sono deducibili.

Ma il lavoro più grosso lo potrai fare tenendo sotto controllo i costi per il personale. Questo significa che sarebbe il caso di esternalizzare alcuni processi, specie i meno importanti, per consentirti di risparmiare una considerevole fetta di costi per il lavoro subordinato che verranno così trasformati in costi per lavorazioni esterne o per l’acquisto di prodotti che sono invece interamente deducibili dall’IRAP.

Essere un imprenditore non è semplice e spesso mette a dura prova chi lo fa nel modo sbagliato. E’ fondamentale capire che l’imprenditore dev’essere un tassello importante ma non indispensabile dell’impresa e quindi non deve lavorare con le mani nella segatura per 24 ore al giorno, anche perchè nemmeno il suo costo, che sia un emolumento, che sia utile, è indeducibile dall’IRAP.

La tua attività, specie in un periodo come questo, ha assoluta necessità di trovare più clienti ed è necessario che sia in grado di soddisfarne il maggior numero, senza però fare di te uno schiavo del tuo lavoro e senza riempirti di personale dipendente, indeducibile dall’IRAP e molto costoso tra contributi, ferie e permessi retribuiti e trattamento di fine rapporto.

Devi avere il tempo di scegliere i tuoi collaboratori, formarli, renderli autonomi in modo che tu possa gestire più lavori senza dover sempre essere presente e, soprattutto, selezionare accuratamente i tuoi fornitori, assicurandoti che abbiano gli standard di qualità minimi per poter essere certo che il lavoro affidato a loro sia in buone mani.

In breve esternalizzare i processi e le lavorazioni ti consentirà di:

– far fare agli altri ciò che fanno meglio di te;
– ridurre i costi;
– migliorare la qualità dei servizi/prodotti;
– liberare risorse da impiegare nel core-business;
– ridurre la struttura di gestione;
– accelerazione dei processi;
– apprendere le esperienze altrui;
– maggiori ritorni di investimento;
– aumentare il tuo fatturato;

Ma soprattutto trasformare il costo del lavoro indeducibile ai fini IRAP in un costo deducibile come lavorazione esterna, acquisto di prodotti o semilavorati.

 

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