Come prevenire ed evitare i controlli sui conti correnti e gli accertamenti fiscali

Prima di iniziare con la lettura di questo articolo, mi permetto di consigliarti di scaricare gratuitamente la mia guida "25 Idee per rendere vincente la tua impresa" che ho preparato per aiutarti a gestire al meglio la tua attività, da un punto di vista fiscale e gestionale.
 

Uno dei più grossi spauracchi degli imprenditori italiani è, senza ombra di dubbio, la possibilità di ricevere un accertamento fiscale durante la loro vita imprenditoriale.

Tutti prima o poi riceveremo, o abbiamo già ricevuto, una visita da parte delle Fiamme Gialle o anche soltanto de dell’Agenzia delle Entrate, ma è abbastanza ovvio che lavorando fiscalmente in modo corretto e senza “dare troppo nell’occhio” la probabilità che questo accada è molto meno alta di chi effettua operazioni borderline, movimenta “troppo” il proprio conto in banca, emette e/o riceve fatture non proprio ortodosse.

Ci sono, comunque, molti accorgimenti che è possibile adottare per evitare un  controllo fiscale, il primo tra tutti, quello di pagare sempre le tasse evitando quindi di accendere campanelli d’allarme inutili, nella speranza che tutto vada liscio.

Per quanto il Fisco abbia, in qualche modo, intensificato i controlli nella sua continua battaglia contro l’evasione, e, soprattutto, allungato i tempi di prescrizione, è possibile tenere lontano ispettori dell’Agenzia delle Entrate e G.d.F., con qualche piccola accortezza, insomma, affidandosi al celebre detto “prevenire è meglio che curare“.

Accertamento fiscale

Se è pur vero che i controlli e le ispezioni seguono regole, per così dire, statistiche, e le percentuali si abbassano con l’aumentare del numero dei soggetti da controllare, indi per cui sarebbe più opportuno spostare la sede legale della propria impresa in una grande città come Roma o Milano, è altresì vero che il Fisco è ormai attrezzato per ricevere allarmi, dai propri sistemi di controllo, ogni qualvolta rileva qualcosa di anomalo nelle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti.

E le fonti da cui attinge oggi l’Agenzia delle Entrate sono innumerevoli e si fanno sempre più sofisticate col passare degli anni, in modo tale che dichiarazioni palesemente fasulle o mendaci vengono immediatamente smascherate incrociando milioni di informazioni provenienti dalle dichiarazioni dei redditi, dichiarazioni Iva, dai conti correnti anche esteri, dagli studi di settore, spesometro, redditometro, dai bonifici con detrazioni fiscali, dagli scontrini parlanti e chi più ne ha più ne metta.

Insomma ogni movimento del conto, bonifico ricevuto, fatturazione, spesa fatta, che va al di la delle tue reali possibilità accende un campanello d’allarme nei sistemi del Fisco che parte, indubbiamente qui in Italia, in una posizione di netto vantaggio nei confronti del contribuente.

In Italia, infatti, specie per quel che riguarda i contenziosi fiscali, vige la legge del “colpevole fino a prova contraria“, con il Fisco e le sue informazioni sapientemente raccolte e incrociate che formula accuse precise e dettagliate dalla quale il contribuente deve difendersi portando delle prove concrete per dimostrare la sua “innocenza” se non vuole pagare sanzioni piuttosto salate e spesso cadere anche in qualche condanna penale per questioni più grosse.

Indice:

 

 

Chi è a rischio di un accertamento fiscale

Hai letto che oggi il Fisco gestisce molte informazioni in più rispetto al passato, rendendo parecchio complessa la vita di chi passa le proprie giornate ad inventarsi stratagemmi e metodi fantasiosi per pagare meno tasse.

Non necessariamente pagare molte tasse, e soprattutto, pagare le tasse senza ritardi, significa automaticamente star tranquilli e beati e poter dormire sonni tranquilli.  Per fare questo è necessario pagare il giusto, trovando la via più efficace per risparmiare senza avere problemi col Fisco.

Sicuramente non sono le soluzioni illegali o borderline che ti consentiranno di scampare i controlli: conti all’estero, società off-shore, paradisi fiscali, o ancor peggio le cosiddette “teste di legno”, possono in qualche modo servirti per eludere temporaneamente qualche migliaio di euro di imposta, ma alla lunga verrai stanato e pagherai, oltre all’imposta elusa o evasa anche le sanzioni e gli interessi

Ti conviene? lascio a te la scelta.

Quello che posso dirti con certezza e che in questo articolo, come in tutto il sito, proverò a darti delle nozioni agendo nella piena legalità per metterti in qualche modo al riparo da controlli e verifiche poco gradite.

Agenzia delle Entrate e Fisco, in generale, attraverso le informazioni in loro possesso provano a schedare i contribuenti a maggiore rischio evasione, costruendo delle vere e proprie liste selettive che possono condurre, sia ad una verifica presso la sede del contribuente, oppure all’invio di questionari o richieste di delucidazioni o documentazione inviate a vario titolo.

Grazie anche alle informazioni “spontaneamente” rilasciate dal contribuente attraverso lo spesometro, il redditometro, gli Studi di settore, ecc., l’Amministrazione Finanziaria costruisce queste liste selettive di contribuenti da sottoporre a verifica ispettiva.

In riferimento alle piccole e medie imprese è stata proprio l’Agenzia delle Entrate che ha segnalato quali sono gli elementi che tiene in considerazione per valutare chi sottoporre a verifica fiscale. Elementi che possono essere cosi riassunti:

  • non congrui agli studi di settore;
  • i congrui dopo l’adeguamento agli studi di settore;
  • chi, pur essendone obbligato, non ha presentato gli studi di settore;
  • chi presenta perdite sistematiche;
  • chi ha una redditività sensibilmente più bassa rispetto alla media del proprio settore;
  • chi presenta il rischio di evasione in materia di Iva;
  • chi fa movimenti considerati a rischio su conto correnti (versamenti e prelievi di contante, incassi e bonifici sospetti, ecc.);
  • chi fa prelievi o versamenti superiori a 3000 euro;
  • chi fa movimenti che lo rendono vulnerabile a spesometro e redditometro;
  • chi sposta soldi da un conto all’altro o viene “pinzato” a portare più di 10mila euro all’estero;
  • chi finisce, per sua sfortuna, accertato perchè vittima dei cosiddetti controlli incrociati.

Non è corretto però pensare che il discrimine primo per rischiare o meno un controllo fiscale sia la congruità o meno agli studi di settore. La diceria secondo il quale l’essere congrui e coerenti agli studi di settore mette al riparo da eventuali controlli e accertamenti è ormai storia vecchia.

Oggigiorno, come hai letto, le miriadi di informazioni dalle diverse fonti che riceve l’Agenzia delle Entrate possono far accendere campanelli d’allarme in più occasioni e quanti più “allarmi” si accendono e maggiore sarà la probabilità di un controllo fiscale.

Controlli ed accertamenti del Fisco sono causati in maggioranza da:

  • movimentazioni del conto incongruenti con il volume d’affari dichiarato;
  • le probabilità dettate dall’area territoriale di appartenenza e dal settore merceologico di competenza.

Gli ispettori della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate sono costantemente alla ricerca di illeciti fiscali, guidati da quei campanelli di allarme di cui prima ti ho parlato. Più campanelli di allarme si accendono e maggiori saranno le probabilità che la loro visita porti dei buoni frutti in termini di recupero dell’evasione.

In fondo anche gli ispettori devono portare a casa il risultato e, quindi, vanno laddove è più sicuro che ci sia evasione fiscale o probabilità di multare il contribuente. Va da se che in città con migliaia di aziende come Roma e Milano, la probabilità di ricevere controlli fiscali di routine sia molto più bassa che in altre città in cui sono presenti molte meno aziende.

Se pensiamo inoltre che gli ispettori devono fare da “esattori” per lo Stato, è più probabile che vadano a verificare aziende con un volume d’affari di qualche milione di euro piuttosto che la piccola impresa che fattura 500mila euro l’anno, magari con sede proprio a Milano dove non c’è che l’imbarazzo della scelta.

E se la tua impresa ha la sede, ad esempio a Verona, allora sarà facilissimo costituire una sede legale a Milano presso lo studio di qualche commercialista e lasciare la sede operativa nella città scaligera. Il fatto di avere due sedi, con sede legale in una città ad alta concentrazione di imprese ed essere una piccola realtà, rende ancor meno probabile che gli ispettori di due città diverse si coordinino per raccogliere pochi spiccioli per un controllo di routine. Meditate gente…

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Come evitare e/o prevenire un controllo fiscale

E’ possibile mettersi nella posizione in cui ci si può sentire al sicuro, essendo totalmente tutelati, dall’eventualità dell’arrivo di un controllo fiscale?

Direi di no, ma esiste la possibilità di gestire un’impresa e anche la propria stessa vita da contribuente, in modo tale da non attirare a se i controlli.

Abbiamo visto che l’Agenzia delle Entrate incrocia un sacco di dati e ognuno di questi può far accendere un campanello d’allarme e portare ad una visita, sicuramente, poco gradita. Vediamo come sia possibile scongiurare un accertamento con delle semplici abitudini:

  • Effettuare pagamenti con modalità tracciabili:  è sempre bene evitare l’uso del contante per i grossi pagamenti, oggi oltretutto vietato per importi superiori a 2.999 € anche, e soprattutto, per questioni di tracciabilità. In questo modo sarà possibile ricostruire la movimentazione e dimostrare l’utilizzo delle somme di denaro;
  • Occhio alle spese dei figli a carico: se il tuo redditto dichiarato non è elevatissimo è legittimo che tu non potrai effettuare grosse spese per non insospettire il Fisco sulla provenienza dei tuoi denari. Ma non basta! Se anche il figlio fiscalmente a carico si diletta in spese pazze, l’Agenzia delle Entrate potrebbe bussare alla porta del padre per conto delle spese del figlio! Intestare i propri beni ai figli a carico non mette al riparo dai controlli.
  • Dal tuo conto corrente ci sono pochi prelievi bancomat e pochi movimenti in uscita: non utilizzare il bancomat, usando il proprio conto corrente solo per accumulare ricchezza potrebbe insospettire l’Agenzia delle Entrate. Infatti viene legittimo chiedersi: “da dove prende i soldi per vivere il contribuente in oggetto?“. Parlo comunque di un’eventualità piuttosto remota che può venir presa in considerazione in presenza di altri fattori. Ad esempio se il contribuente è single oppure convivente con una persona disoccupata.
  • Attenzione a prelevare il contante: sono soldi tuoi, è vero, ma troppi prelievi di contanti dal conto corrente possono insospettire l’Agenzia delle Entrate che, inserendo il limite dei 2999 euro, tiene in considerazione anche della somma di ogni singolo prelevamento nel corso di poco tempo;
  • Occhio al Redditometro: l’acquisto di determinati beni di particolare valore come immobili, auto di lusso, barche, yatch e orologi costosi possono, in presenza di un reddito basso far accendere la spia rossa di fianco al nome del contribuente e causare un accertamento fiscale;
  • Spesometro e informazioni incrociate: grazie allo spesometro, ovvero alla trasmissione di tutte le operazioni attive e passive delle società, il Fisco incrocia i dati dei movimenti di tutti i soggetti passivi Iva, per verificare che ogni transazione sia stata comunicata da acquirente e venditore. Non inserire a spesometro tutte le informazioni facilità l’eventualità di un controllo fiscale.
  • Entrate e uscite dal conto corrente: uno degli aspetti che attira maggiormente l’attenzione del Fisco, ormai libero di sapere qualsiasi movimento sul conto corrente dei contribuenti è quello delle entrate e delle uscite contabili dal conto corrente stesso. Sono compresi in questo i prelevamenti di contanti con bancomat, gli assegni, i versamenti di contante, l’utilizzo di carte di credito, ecc. Se per troppi mesi le uscite superano di gran lunga l’ammontare delle entrate, l’Agenzia delle Entrate potrà chiedere conto al contribuente di questa sitazione attraverso un accertamento.
  • Avere troppi conti correnti: anche questo, pur non essendo uno tra i principali motivi per cui il Fisco potrebbe verificare di persona la situazione del contribuente, potrebbe però, unito ad altre situazioni ambigue, attirare l’attenzione degli ispettori dell’Agenzia delle Entrate. Se la situazione lo consente, sarebbe opportuno, per ogni famiglia, avere al massimo 2 o 3 conti correnti. E’ soltanto una precauzione, se tutto quello che fate è in regola nessuno vi dirà nulla se ne aveste anche 10, ma si sa, i campanelli d’allarme è meglio non farli suonare!
  • Donazioni e risparmi: se avete fatto spese ingenti, quelle che passano sotto la lente del Fisco, come l’acquisto di case, le spese per l’abitazione (ristrutturazione e interventi di efficientamento energetico), automobili specie se di grossa cilindrata, altri mezzi tipo le barche, sottoscrizioni di polizze e altre grosse spese, utilizzando soldi derivanti da risparmi che avevate in casa o da donazione di un famigliare, è meglio che conserviate tutti i giustificativi dell’operazione, ma soprattutto che la donazione passi attraverso il conto corrente;
  • Valuta estera: anche cambiare una somma ingente di valuta estera in Euro potrebbe insospettire il Fisco che penserebbe al tentativo di rimpatriare capitali illegali detenuti oltreconfine;
  • Accessi alla cassetta di sicurezza: i numerosi accessi alla propria cassetta di sicurezza in banca possono far scattare l’allarme dell’Agenzia delle Entrate che, oltre ad avere la possibilità di accedere a tutti i movimenti del tuo conto corrente, tiene traccia anche di quante volte accedi alla tua cassetta di sicurezza. Un accesso al mese, ad esempio, potrebbe destare qualche sospetto e attirare un controllo. Due accessi l’anno no!
  • Ricavi non dichiarati al fisco: questo è abbastanza ovvio ma merita citazione, infatti un altro campanello d’allarme scatta quando sul conto corrente sono presenti entrate non dichiarate o non fatturate. Non parliamo del regalo di 1000 euro fatto dal padre per la laurea ma incassi sistematici senza giustificativo che possono insospettire il Fisco, anche se ciascun importo non sarà elevatissimo.

 

L’inversione dell’onere della prova negli accertamenti bancari

Una sentenza della Corte di Cassazione del marzo 2017 ha ribadito, ancora una volta, che nel processo tributario, qualora l’accertamento effettuato dall’Ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti predetti, determinandosi un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica ma analitica per ogni versamento bancario, che gli elementi desumibili dalla motivazione bancaria non sono riferibili ad operazioni imponibili e sono prove di rilevanza fiscale; ciò vale anche in tema di Iva, al fine di superare la presunzione di imponibilità delle operazioni confluite nelle movimentazioni bancarie posta a carico del contribuente.

In parole povere significa che è compito di ogni contribuente saper giustificare ogni singolo movimento del proprio conto corrente. Questo non significa che dobbiamo fare la prima nota anche sul nostro conto corrente personale, ma che sarebbe, comunque, necessario evitare operazioni strane come incassi e versamenti di denaro contante fuori controllo perchè, ad un controllo dell’Agenzia delle Entrate, sarà poi necessario dimostrare che quell’incasso non deriva da operazioni illecite o effettuate per frodare il Fisco. Discorso analogo per le aziende!

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