Pagare meno tasse: Come difendersi da spesometro e redditometro. Scadenze, proroghe e sanzioni

Lo spesometro è uno strumento dell’Agenzia delle Entrate utilizzato dalla stessa dal 2010 per tenere sotto controllo, oltre che i conti correnti bancari e postali dei contribuenti, anche le loro spese, specie se di una certa importanza come abiti costosi, auto di lusso, yacht, immobili, ecc.

Lo spesometro pone l’obbligo per i contribuenti di comunicare all’erario tutte le operazioni giustificate da una fattura; rappresenta infatti una comunicazione che comprende tutti i dati delle fatture emesse e ricevute dai titolari di Partita Iva, lavoratori autonomi o imprese che dovranno segnalare all’Agenzia delle Entrate le operazioni con importi maggiori di:

  • 3.600 euro se documentate da documento fiscale (scontrino o ricevuta);
  • 3.000 euro se soggette all’obbligo di fatturazione.

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Dal 2012 lo spesometro è stato esteso a tutte le operazioni con emissione di fattura secondo le modalità definite dall’Agenzia delle Entrate.

Dal 2017, il “nuovo” Spesometro impone l’invio di due nuove comunicazioni:

  • Comunicazione IVA fatture;
  • Comunicazione liquidazioni periodiche IVA.

Indice:

 

Scadenze Spesometro

Per il 2017 il decreto milleproroghe ha stabilito che l’invio delle operazioni dell’anno 2016 da inviare nel 2017 avranno le seguenti scadenze:

  • Dati relativi al primo semestre 2016 entro il 18 settembre 2017;
  • Dati relativi al secondo semestre 2016 entro il 28 febbraio 2018;

Dal 2018 però, la periodicità torna trimestrale ed avrà le seguenti scadenze:

  • Primo trimestre: entro il 31 maggio;
  • Secondo trimestre: entro il 16 settembre;
  • Terzo trimestre: entro il 30 novembre;
  • Quarto trimestre: entro il 28 febbraio dell’anno successivo.

 

Chi deve presentare lo spesometro

Sono obbligati a presentare lo Spesometro comunicando i dati delle fatture emesse e ricevute nell’anno precedente tutti i soggetti passivi Iva.

 

Sono esonerate alcune categorie di contribuenti come ad esempio:

  • contribuenti forfettari;
  • contribuenti minimo;
  • commercianti al dettaglio per le operazioni inferiori a 3.000 euro Iva esclusa;
  • agenzie di viaggio per operazioni inferiori a 3.600 euro Iva esclusa;
  • contribuenti che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile;
  • lavoratori in mobilità;
  • lo Stato;
  • le regioni;
  • le province;
  • i comuni e gli altri organismi di diritto pubblico per operazioni istituzionali;

 

Non è obbligatorio comunicare le seguenti operazioni:

  • quelle già comunicate all’Agenzia delle Entrate come fornitura di energia elettrica, contratti telefonici e di assicurazione;
  • quelle effettuate verso i soggetti non passivi Iva con importo pari o superiore a 3.600 euro se il pagamento è avvenuto tramite carte di credito o debito, anche prepagate;
  • operazioni finanziarie Iva esenti (art. 10 D.p.r. 633/72);
  • operazioni extra UE;
  • operazioni intracomunitarie inserite nell’Intrastat;
  • operazioni già comunicate in tessera sanitaria.

 

Come si compila lo Spesometro

Per prima cosa è importante sottolineare che la compilazione e trasmissione dello Spesometro deve essere fatta esclusivamente online avvalendosi dei software dell’Agenzia delle Entrate disponibili sul Desktop Telematico o lasciando l’onere al proprio commercialista.

Esistono due metodi per la compilazione dello Spesometro:

  • Compilazione in forma analitica: indicando le singole operazioni;
  • Compilazione in forma aggregata: raggruppando le operazioni per ogni singolo cliente/fornitore;

 

Quali fatture inserire nello Spesometro

Di seguito tutte le tipologie di fatture da inserire nello spesometro:

  • Fatture emesse: da considerare anche quelle annotate sul registro dei corrispettivi (a prescindere dall’importo);
  • Fatture e bollette doganali ricevute inserite nel registro IVA acquisti
  • Fatture a privati: in questo caso bisognerà inserire correttamente il codice fiscale del committente;
  • Fatture di leasing o noleggio auto: sono esclusi i veicoli da lavoro inadatti alla circolazione;
  • Note di debito o di credito: così come qualsiasi altra nota di variazione;
  • Fatture con reverse charge: comunicazione obbligatoria per quelle sopra i 3.000 euro;
  • Fatture cointestate: ogni intestatario è obbligato alla comunicazione;
  • Fatture emesse da medici del SSN e professionisti: tutti i medici anche se emettono fatture Iva esente sono tenuti a compilare lo Spesometro;

 

Quali documenti sono esclusi dallo Spesometro

  • Dati ricevute fiscali;
  • Scontrini;
  • Schede carburanti;
  • Dati fatture elettroniche trasmesse tramite il Sistema di Interscambio.

 

Quali dati inserire nella comunicazione polivalente dello Spesometro

Nello Spesometro ci sono diversi campi da compilare.  Per ogni operazione il contribuente deve indicare:

  • Numero di partita Iva o codice fiscale del cessionario o cedente;
  • Gli importi delle operazioni effettuate;
  • Il corrispettivo compreso di Iva per le operazioni senza obbligo di fattura;
  • Nome, cognome, data di nascita, luogo e data di nascita e domicilio estero per operazioni effettuate con soggetti non residenti persone fisiche;
  • Denominazione, ragione sociale e sede legale per i soggetti imprese non residenti.

 

Sanzioni per la mancata presentazione o invio in ritardo dello Spesometro

Il mancato rispetto delle scadenze per l’invio dello Spesometro al netto di eventuali proroghe comporta una sanzione che va da 258 € a 2.065 €. Medesima sanzione per chi invia informazioni non veritiere o omette volutamente delle operazioni importanti.

 

Quali altre operazioni rientrano nello spesometro con relativa codifica

 

TIPOLOGIA DI OPERAZIONE CODIFICA
 Escluse  N1 – escluse ex articolo 15
 Non soggette  N2 – non soggette
 Non imponibili  N3 – non imponibile
 Esenti  N4 – esente
 Soggette al regime del margine  N5 – regime del margine / Iva non esposta in fattura
 Soggette ad inversione contabile / Reverse  charge  N6 – inversione contabile (reverse charge)
 Soggette a modalità speciali di determinazione dell’IVA  N7 – Iva assolta in altro Stato UE

 

Come difendersi da Spesometro, ed accertamenti dell’Agenzia delle Entrate

Per non insospettire l’Agenzia delle Entrate è necessario muoversi in modo corretto, evitando movimenti ed operazioni a rischio che comportano, spesso e volentieri, controlli ed accertamenti. L’Agenzia delle Entrate e, di conseguenza, il nostro Stato hanno ormai assunto per i contribuenti un aspetto persecutorio nei loro confronti che non conosce più limiti di privacy e segreti bancari. Uno Stato puntuale sono nel “prendere” e mai puntuale quando deve “dare“.

La vita del contribuente oggi è costantemente sotto la lente del Fisco, dal piccolo lavoratore autonomo, all’artigiano, all’imprenditore, dal dipendente pubblico al libero professionista, nessuno escluso.

Ogni movimento di denaro è tracciato dal Fisco attraverso gli strumenti più svariati: Redditometro, Spesometro, Prelevometro, Studi di Settore ed altri ad hoc per settore di competenza.

Ma non solo, il monitoraggio del Fisco si ripercuote su ogni piccola operazione, anche la più banale, che normalmente accade nel corso della vita di una persona normale, rendendo insopportabile la situazione. Spesso anche una banale donazione di denaro da parte dei propri genitori può diventare un campanello d’allarme per il Fisco che predisporrà i relativi accertamenti sul caso.

Senza contare prelievi e versamenti su conto corrente, che sono completamente sotto controllo dell’Agenzia delle Entrate e sono il primo segnale che può autorizzare il Fisco a muoversi contro il contribuente “colpevole” di aver versato o prelevato i propri soldi.

Cittadini e aziende devono sostenere un peso insormontabile perchè la legge autorizza il Fisco a presumere l’acquisto di orologi di lusso, auto e case avvenuto con denari non dichiarati, facendo ricadere sul contribuente la cosiddetta “prova contraria”, ovvero l’onere di giustificare in modo convincente l’errata presunzione degli accertatori ricorrendo al giudice tributario.

Pressione, terrorismo fiscale, persecuzione, in qualsivoglia modo lo si chiami fa sorgere spontanee sempre le solite domande:

  • Come si possono evitare gli accertamenti fiscali?
  • E’ possibile pagare meno tasse in modo onesto e legale?
  • Come ci si può difendere dai controlli dell’Agenzia delle Entrate?

Proverò di seguito a darti dei consigli su come muoverti per evitare controlli e accertamenti del Fisco e della Polizia Tributaria evitando di azionare i campanelli d’allarme più tradizionali che possono dar luogo a verifiche e ispezioni.

Se vuoi approfondire questo argomento, leggi il libro: “Pagare Meno Tasse“, che ti svelerà tutti i segreti che i commercialisti volutamente ti nascondono. In questo libro troverai:

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5) Il modo per sfruttare a tuo vantaggio le sponsorizzazioni sportive senza cadere nel tranello dell’evasione fiscale;

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Quali spese fanno arrivare un controllo fiscale

Se spendi si presume che guadagni molti soldi. Ecco la semplice equazione del Fisco che fa scattare in modo quasi automatico gli accertamenti nei confronti di chi, pur con un reddito modesto, si permette lussi e una vita, apparentemente, sopra le proprie possibilità.

Ovviamente per il Fisco, dietro ad una situazione come quella sopra descritta, c’è sempre una disponibilità da parte del contribuente di redditi non dichiarati.

Intanto devi sapere che, se il volume dei tuoi acquisti è superiore di almeno il 20% al tuo reddito, le ragioni possono essere davvero poche, specie per l’Agenzia delle Entrate:

  • una vincita al gioco (casinò, scommesse, lotterie, ecc.)
  • una donazione ricevuta in denaro;
  • oppure stai evadendo le tasse.

Tutto molto semplice e schematico e, va da se, che per le prime due cose devi comunque essere in grado di dimostrare, con documentazione o prove tangibili, la vincita o la donazione perchè, in caso contrario, per il Fisco sarai un evasore.

E lo strumento utilizzato per fare queste presunzioni è il redditometro, che però, non analizza tutte le spese fatte dal contribuente, ma solo quelle più significative.

L’Agenzia delle Entrate, ad esempio, non verrà mai a chiederti conto di quello che spendi al supermercato, anche se mangi aragoste, caviale ed ostriche tutti i giorni, al contrario, se hai l’abitudine di andare a mangiare al ristorante di Cracco o Cannavacciuolo tutti i fine settimana, allora potrebbe diventare più pericoloso.

L’attenzione del Fisco si desta soltanto quando vengono acquistati i cosiddetti “beni di lusso“: case, automobili, viaggi, telefonini, e paradossalmente anche le spese per il cane!

Per capire nel dettaglio, quindi, quali spese fanno arrivare un controllo fiscale è utile esaminare alcune sentenze della cassazione relative a controversie sul redditometro.

 

Come difendersi dal redditometro

E’ utile sapere, prima di parlare di altre cose, che qualora l’Agenzia delle Entrate dovesse bussare alla tua porta chiedendoti conto di entrate “sospette”, non ti basterà giustificarti rispondendo che i soldi ti sono stati dati in prestito, regalati o sono frutto di una vincita. Sarà tuo onere anche giustificarlo con prove documentali, le uniche ammesse in un eventuale processo tributario.

Sono inutili le testimonianze e, quindi, anche se il papà ti accompagnasse dal giudice giurando solennemente di averti prestato o regalato, lui, i soldi per acquistare l’auto, non servirebbe a nulla.

Non basta quindi una testimonianza, neanche sotto giuramento, ma il passaggio di denaro tra il suo conto corrente ed il tuo dovrà essere documentato da contabili bancarie ed estratti conto.

Se questa prova manca, e il contribuente non è in grado di fornire altre prove documentali circa la provenienza del denaro e, le somme spese sono superiori rispetto al suo reddito, l’accertamento fiscale è praticamente assicurato.

 

Chi viene colpito dal redditometro

Il redditometro non colpisce le aziende e le società, ma soltanto le persone fisiche ovvero i consumatori e le famiglie.

L’Agenzia delle Entrate fa una selezione dei contribuenti da sottoporre ad accertamento in base al tenore di vita rispetto al reddito del suo nucleo famigliare.

 

Quali spese entrano nel redditometro

Finalmente vediamo quali sono le spese che possono far arrivare un controllo fiscale al contribuente, ovvero quelle che entrano nel redditometro (accertamenti sintetici).

  • Polizze assicurative con premi particolarmente elevati;
  • Mutui con rate troppo alte rispetto al tuo reddito;
  • Possesso di auto d’epoca;
  • L’acquisto di auto di grossa cilindrata;
  • L’acquisto di immobili;
  • L’accumulo di troppo denaro sul conto corrente senza spese che fa sorgere il sospetto chje il contribuente viva con altri proventi non dichiarati;
  • Canone di locazione elevato;
  • Canone di leasing immobiliare;
  • Spese per agenzia immobiliare;
  • Spese per elettrodomestici e mobili;
  • Spese per energia elettrica, acqua e gas;
  • Spese di manutenzione dell’abitazione;
  • Spese per collaboratrici domestiche;
  • Visite mediche;
  • Medicinali;
  • Smartphone;
  • Frequenza di palestre e circoli sportivi;
  • Giochi online;
  • Acquisto di cavalli;
  • Animali domestici;
  • Centri benessere;
  • Istituti di bellezza;
  • Acquisto di gioielli e bigiotteria;
  • Prenotazione alberghi e viaggi;
  • Cene e pranzi al ristorante.

Ovviamente queste spese fanno scattare i controlli fiscali solo se il loro valore è superiore al reddito a disposizione del contribuente.

 

Come evitare i controlli fiscali facendo acquisti tramite contanti

Dico una cosa scontata ma per certi versi non compresa ancora da molti contribuenti. Se si deve acquistare un oggetto di valore come un gioiello per la propria moglie o per l’amante, oltre che nascondere lo scontrino (nel caso dell’amante), dovrai lasciare meno tracce possibili anche per non insospettire il Fisco.

Questo non significa che sia illegale acquistare un gioiello per l’amante, ma è sempre consigliabile pagare in contanti tutto quello che ha un costo inferiore e 3.000 euro, senza alcuna tracciabilità del pagamento.

In questo modo, nessuno ti verrà a chiedere conto della spesa che hai fatto e, nemmeno se avrai dichiarato 2.000 euro di reddito in quell’anno, il Fisco potrà accusarti di esserti tolto il pane da in bocca per comprare un regalo all’amante.

Non far transitare certe spese dal conto corrente non vuol dire essere evasori o presunti tali o avere la coscienza sporca, significa solo mettersi nella posizione di evitarsi un giorno di dover dare spiegazioni al Fisco per le quali si potrebbero essersi persi i documenti (ad esempio lo scontrino per il regalo dell’amante).

 

Come evitare i controlli fiscali se acquisti con pagamenti tracciati (Bancomat, carte di credito o bonifico)

Se non puoi proprio evitare di utilizzare un sistema di pagamento elettronico o il bonifico per l’acquisto di un bene che, stando al tuo reddito, non potresti permetterti (perchè in caso contrario non ci sarebbe alcun problema), è fondamentale per non rischiare, che il denaro, prima di essere speso, arrivi sul tuo conto tramite bonifico bancario di chi ti ha regalato o prestato i soldi per fare l’acquisto (ad esempio i genitori).

Di conseguenza non farti dare contanti per poi versarli sul tuo conto perchè sarebbe un errore grossolano e, il Fisco, potrebbe dopo diversi anni chiederti conto della provenienza di quei soldi. E per te diventerebbe quasi impossibile, dopo tanto tempo, portare delle giustificazioni valide, perchè l’unica soluzione sarebbe quella di presentare un contratto di prestito firmato, tra te e i tuoi genitori, registrato alla data del prestito dall’Agenzia delle Entrate (cosa che, difficilmente viene fatta).

Di conseguenza, la soluzione sarebbe quella di farti bonificare i soldi dal conto corrente del tuo genitore (o di qualsiasi altro donante), verso il tuo, facendo attenzione a compilare correttamente la causale del bonifico indicando la giusta motivazione del trasferimento del denaro (donazione, regalo di nozze, regalo di compleanno, prestito infruttifero).

Altra soluzione sarebbe quella di far pagare l’acquisto direttamente al donatore tramite il suo conto in banca, senza che vi sia un vero e proprio trasferimento di denaro (donazione indiretta).

 

Quali sono le spese non controllate dal Fisco

Per dirla in breve, le spese non controllate dal Fisco sono tutte quelle che puoi fare senza l’utilizzo del tuo codice fiscale. Semplice no?

Infatti, nel momento in cui ti trovi costretto a dare il tuo codice fiscale per ricevere una fattura, grazie allo spesometro, la tua spesa finisce negli archivi dell’anagrafe tributaria e diventa quindi potenzialmente controllabile dall’Agenzia delle Entrate.

Anche senza possedere una partita Iva, molti acquisti fatti nel quotidiano, comportano l’utilizzo del codice fiscale, come ad esempio:

  • Spese per visite mediche;
  • Spese per farmaci;
  • Contratti di locazione;
  • Contratti di assicurazione;
  • Spese veterinarie;

E molte altre come il rilascio di certificati medici, le manutenzioni degli impianti di riscaldamento, le utenze (bollette per l’energia elettrica, acqua, riscaldamento, telefono), le riparazioni fatte sui propri autoveicoli, ecc.

Al contrario, tutto quello che viene pagato tramite la sola emissione dello scontrino, quindi senza l’indicazione del codice fiscale, a meno che non si utilizzi un sistema tracciabile di pagamento (carta di credito, bancomat, bonifico o assegno), non viene monitorato e non sarà possibile identificarne l’acquirente.

Riassumendo:

  • se acquisti con bonifico un bene che va oltre le tue possibilità reddituali, devi farti fare un bonifico da chi ti presta i soldi con la causale che indichi chiaramente la motivazione o far pagare direttamente il donatore o prestatore.
  • in alternativa paga in contanti senza però, ove possibile, lasciare il tuo codice fiscale.

 

Scampare il redditometro grazie ad una società schermo

Non è un consiglio il mio ma è pratica largamente utilizzata per scampare, in qualche modo, il redditometro che, come abbiamo visto, colpisce solo le persone fisiche e non le società.

Vuoi comprare un’auto di grossa cilindrata senza finire nell’occhio vigile del Fisco? Perfetto, intestala alla tua s.r.l., fai un finanziamento soci per l’importo dell’auto e il gioco è fatto!

Non hai una s.r.l.? Non disperare è possibile crearla con pochi euro tramite un notaio ed utilizzarla con lo stesso principio per fare acquisti che non verranno, successivamente, comunicati all’Agenzia delle Entrate tramite il redditometro.

 
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