Quante e quali tasse paga un agente di commercio?

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L’Italia conta un vero e proprio esercito di circa 230mila agenti di commercio che rappresentano una delle più importanti categorie professionali del nostro paese. Svolgono una funzione di fondamentale importanza soprattutto nello sviluppo delle piccole e medie imprese, che costituiscono il principale tessuto imprenditoriale nell’economia italiana.

Un dato su tutti, a dimostrazione della centralità del ruolo degli agenti di commercio, è il contributo per circa il 70% al PIL nazionale. Chi decidesse di intraprendere questa professione dovrebbe porsi la domanda: quante tasse paga un agente di commercio?

Sapere a priori il carico fiscale che incomberà sulle proprie teste, permette di fare le dovute valutazioni per evitare, future, spiacevoli sorprese.

Di seguito andremo ad analizzare la figura dell’agente di commercio, tutti i contributi e imposte che deve versare e l’eventuale possibilità di sottostare a regimi fiscali agevolati.

Indice:

 

La figura dell’agente di commercio

Un agente di commercio è a tutti gli effetti un imprenditore e come tale deve iscriversi nel Registro delle imprese e avere un numero REA relativo alla Camera di Commercio di appartenenza. È una figura professionale particolarmente ricercata dalle aziende perché svolge la fondamentale funzione di promuove contratti commerciali tra la società committente e il cliente finale. Inoltre permette alla ditta di risparmiare sui costi di gestione che sono estremamente più bassi rispetto a quelli relativi all’assunzione e gestione di un lavoratore dipendente.

Un agente di commercio sottoscrive con l’azienda committente un contratto, cosiddetto, d’agenzia, che lo può vincolare ad una precisa area geografica e categoria di prodotti. La legge (art. 1743 c.c.) stabilisce che il preponente non può avvalersi di più agenti di commercio operanti nella stessa zona e per lo stesso tipo di attività, allo stesso modo l’agente non può prendere accordi con aziende concorrenti operanti nella medesima area geografia e ramo di attività (queste condizioni non si verificano in caso di agenti plurimandatari).

Un altro aspetto che caratterizza il mandato di un agente di commercio è la sua possibile durata illimitata nel tempo oppure il termine con precisa scadenza. In ogni caso si tratta, come abbiamo già sottolineato, di un lavoratore autonomo non soggetto a subordinazione e che generalmente non percepisce nessuna retribuzione fissa: i suoi guadagni derivano dalle provvigioni sui contratti commerciali stipulati con i clienti.

 

Requisiti di un agente di commercio

Un elemento fondamentale per poter essere un agente di commercio è l’apertura della partita IVA. Altro aspetto imprescindibile è l’autorizzazione rilasciata dalla Camera di Commercio solo se rispettati determinati requisiti ed in particolare:

  • requisiti personali (per esempio aver raggiunto la maggior età ed essere in possesso della cittadinanza UE);
  • requisiti morali (non aver subito condanne definitive per reati penali o contro la pubblica amministrazione);
  • requisiti professionali (superamento di corsi professionali, esperienza maturata in precedenti lavori nel settore vendite, essere socio di una società operante nel commercio, ecc.).

 

Agente di commercio monomandatario e plurimandatario

In Italia gli agenti di commercio possono essere suddivisi in due precise categorie:

  • agenti monomandatari: sottoscrivono un contratto di agenzia con una sola azienda. Normalmente ricevono una zona geografica ben precisa in cui operare e contribuiscono in maniera determinante ad ampliare la rete territoriale di vendita della ditta committente. Anche se sono lavoratori autonomi, la loro figura professionale si avvicina molto a quella di un dipendente.
  • agenti plurimandatari: hanno la facoltà di promuovere contemporaneamente più aziende in diverse aree geografiche e anche con prodotti differenti. Sono figure professionali equiparabili a veri e propri imprenditori conservando piena autonomia decisionale, non essendo soggetti a nessun genere di vincolo se non quelli contrattuali stipulati con le varie aziende.

 

Compensi fissi e provvigioni

Normalmente un agente di commercio non riceve alcun compenso fisso. Tuttavia alcune aziende, per cercare di stimolare l’attività di rappresentanza, elargiscono dei fissi mensili che possono anche essere un valido aiuto nei momenti di crisi del mercato.

Il maggior guadagno per un agente di commercio deriva dalle provvigioni che sono uniformate dall’art. 1748 c.c e maturano solo in determinate condizioni:

  • nel caso di affari conclusi grazie all’intervento dall’agente di commercio durante il periodo di contratto con l’azienda committente;
  • nel caso di affari conclusi dall’azienda committente con clienti acquisiti grazie al lavoro dell’agente di commercio;
  • nel caso di affari conclusi dopo la scadenza del contratto con l’agente di commercio. In queste situazioni le provvigioni spettano se l’acquisizione del cliente è avvenuta prima dello scioglimento del contratto e se gli affari si sono conclusi entro termini non troppo distanti dalla fine del rapporto di lavoro e, soprattutto, se i meriti sono riconducibili all’agente stesso.

 

Competenza fiscale delle provvigioni

Un problema fiscale che riguarda gli agenti di commercio è la determinazione del periodo di competenza delle provvigioni: devono essere fiscalmente dichiarate, non quando vengono incassate, ma bensì nel momento della loro maturazione. Il problema è proprio stabilire con chiarezza quando una provvigione si può considerare maturata.

L’Agenzia delle Entrate ha stabilito che la certezza della maturazione della provvigione debba coincidere con il momento in cui si conclude il contratto tra mandante e cliente. La conseguenza è che l’agente dovrebbe dichiarare la competenza fiscale della provvigione quando il cliente conferma l’ordine e non dopo.

Il problema a questo punto nasce per le aziende la cui convenienza sarebbe che il periodo di competenza coincida con la consegna della merce al cliente, per questione di chiusura di bilancio. Alla fine l’Agenzia delle Entrare ha risolto accontentando tutti.

Per fare un esempio: se l’ordine avviene a dicembre e la merce consegnata al cliente a gennaio, per l’azienda le competenze delle provvigioni sono da considerarsi per il successivo anno fiscale, mentre per l’agente rimangono nell’anno in corso.

Per un agente di commercio tali situazioni non sono affatto di semplice gestione e si possono prestare a frequenti equivoci. In pratica, sarebbe consigliabile cercare di determinare le competenze fiscali delle provvigioni in modo speculare con l’azienda committente.

 

Il trattamento previdenziale di un agente di commercio

Dal punto di vista dei contributi INPS, un agente di commercio riceve lo stesso trattamento di un commerciante. Attualmente le aliquote contributive sono pari al 23,64%: un valore a cui si è giunti partendo dal 1 gennaio 2012 con un incremento di 1,3 punti percentuali e un successivo aumento dello 0,45% per gli anni a venire fino al raggiungimento della quota massima del 24%.

È necessario fare alcune differenze sul versamento dei contributi INPS in base al reddito dichiarato. Se un agente di commercio dichiara una cifra inferiore ai 15.548 euro (reddito minimale INPS) dovrà versare una quota di contributi minimi pari a 3.682,99 euro, pagando una quota mensile di 306,92 euro a decorrere dal mese di apertura della partita IVA.

Tutti coloro che invece superano la soglia di 15.548 euro dovranno versare, oltre alla rata mensile, il 23,64% sulla parte di reddito eccedente.

 

Contributo Enasarco

Accanto alla Gestione previdenziale INPS, un agente di commercio è assoggettato anche all’Enasarco dovendo versare in aggiunta i relativi contributi. L’importo da versare è calcolato in percentuale alle provvigioni maturate e dovrà essere inserito in fattura e sottratto dall’imponibile.

Per sapere l’esatta cifra da versare è necessario conoscere tre elementi:

  • aliquota;
  • massimale;
  • minimale.

L’aliquota è fissata al 15,55% sia che si tratti di agenti monomandatari che plurimandatari. Per quanto concerne il massimale su base annua è di 37.500 euro per un agente monomandatario e 25.000 euro per uno plurimandatario. Il tetto minimo su base annua è invece di 836 e 418 euro rispettivamente per un agente monomandatario e plurimandatario.

Il calcolo dei massimali è fatto sulla base di tutte le provvigioni maturate i cui guadagni vengono cumulati. Quando tali provvigioni superano il tetto massimo non viene applicata nessuna aliquota all’eccedenza che dovrà, tuttavia, essere dichiarata.

Il calcolo del minimale avviene invece su base trimestrale e per ottenere la soglia di riferimento è necessario dividere per 4 gli importi annuali. Successivamente verrà confrontato il contributo Enasarco, calcolato sulle provvigioni trimestrali, con il minimale. Nel caso il primo valore sia inferiore al secondo, sarà la ditta committente a dover versare la differenza. Se invece il saldo in uno dei trimestri risulta positivo (anche se non raggiunge un importo sufficiente per il minimo contributivo) l’agente di commercio dovrà versare l’importo minimo.

 

Tassazione agente di commercio

Oltre ai contributi da pagare per fini previdenziali, un agente di commercio deve versare nelle casse dell’erario altre due tasse: IRPEF e IRAP.

Per quanto riguarda l’IRPEF, il calcolo sulla base imponibile viene fatto secondo i sei scaglioni che ogni contribuente italiano conosce forse meglio delle tabelline imparate alle elementari. Giusto per rinfrescare la memoria si parte dalla fascia più bassa con reddito fino a 15mila euro e aliquota del 23%, fino ad arrivare allo scaglione dei redditi più ricchi oltre i 75mila euro e aliquota fissata al 43%.

L’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) è calcolata sempre prendendo come base imponibile il fatturato dichiarato. Per un agente di commercio l’aliquota è stata fissata, dall’ultima legge finanziaria del Governo, al 3,9%, stranamente in ribasso rispetto alla precedente tassazione al 4,25%. E’ bene ricordare che ogni Regione può applicare un aumento con un tetto massimo dello 0,92%.

Per avere un’idea chiara ed immediata del livello di tassazione a cui è sottoposto un agente di commercio, puoi guardare la tabella che segue e farti un’idea:

REDDITO
IRPEF
IRAP
INPS
TOTALE
5.000,00
476,00
0,00
3.102,00
3.578,00
8.000,00
1.166,00
0,00
3.102,00
4.268,00
11.000,00
1.856,00
59,00
3.102,00
5.017,00
14.000,00
2.546,00
176,00
3.102,00
5.824,00
17.000,00
3.123,00
293,00
3.621,00
7.037,00
20.000,00
3.713,00
410,00
4.260,00
8.383,00
23.000,00
4.360,00
527,00
4.899,00
9.786,00
26.000,00
5.008,00
644,00
5.538,00
11.190,00
29.000,00
5.655,00
761,00
6.177,00
12.593,00
32.000,00
6.302,00
878,00
6.816,00
13.996,00
35.000,00
6.949,00
995,00
7.455,00
15.399,00
38.000,00
7.856,00
1.112,00
8.094,00
17.062,00
41.000,00
8.767,00
1.229,00
8.733,00
18.729,00
44.000,00
9.674,00
1.346,00
9.372,00
20.392,00
47.000,00
10.574,00
1.463,00
10.011,00
22.048,00
50.000,00
11.474,00
1.580,00
10.650,00
23.704,00
53.000,00
12.373,00
1.697,00
11.289,00
25.359,00

Considerando già le deduzioni della quota INPS e senza mettere in conto eventuali oneri deducibili e detraibili, dalla tabella si può notare che per un reddito imponibile di 5000 euro la pressione fiscale totale ammonta a 3.578 euro, mentre per 50mila euro si devono versare la bellezza di 23.704 euro. In pratica siamo ben oltre al 50% di pressione fiscale.

 

Trattamento fiscale con regime forfettario

Il fisco offre la possibilità di ridurre il carico fiscale grazie ad un regime agevolato. Si tratta del sistema forfettario che è stato introdotto con la Legge n.190/2014 (Legge finanziaria 2015). Chi sceglie di adottare questo regime fiscale può godere di un certo numero di vantaggi e di un complessivo risparmio sulle tasse da versare.

La principale agevolazione è un’imposta sostitutiva al 15% che, se vengono rispettati tutti i requisiti, per i primi 5 anni di attività sarà del 5%.

Naturalmente ci sono una serie di obblighi da dover rispettare per poter godere di tale regime agevolato. Il più importante e condizionante è il limite sui volumi degli affari. In base al settore di appartenenza sono state stabilite delle aliquote di redditività su cui calcolare la base imponibile.

Specifiche tabelle riportano i codici Ateco con la relativa soglia per i ricavi e la percentuale di redditività. Per gli agenti di commercio il codice è il 46.1 (fanno parte tutti gli intermediari di commercio suddivisi in base al settore produttivo), mentre la soglia è stabilita in 25mila euro e il coefficiente di redditività fissato al 62%.

Se per esempio il volume d’affari è di 10mila euro, la base imponibile sarà di 6200 euro su cui si applicherà l’imposta sostitutiva del 15%. È quanto mai evidente il notevole risparmio fiscale rispetto ad un regime contributivo tradizionale.

Un aspetto molto interessante è che al superamento della soglia per i ricavi, l’agente non perde immediatamente il diritto al regime agevolato. In pratica se ad inizio del primo trimestre si incassano ingenti provvigioni e si supera già il limite, si potrà mantenere per tutto l’anno fiscale in corso il regime forfettario.

Tornando all’esempio precedente, se i ricavi improvvisamente passano da 10mila euro a 50mila euro, superando la soglia dei 25mila euro prevista, alla fine si potrà utilizzare il coefficiente di redditività del 62% e applicare l’imposta sostitutiva del 15% su tutta base imponibile calcolata nell’anno.

 

L’importanza di conoscere il livello di tassazione

Prima di abbracciare la professione dell’agente di commercio è buona cosa essere a conoscenza, in maniera dettagliata, della pressione fiscale che si dovrà subire. È un aspetto fondamentale per fare le giuste considerazioni prima di prendere la decisione di aprire una partita IVA e gettarsi nella mischia. Per esempio, essere a conoscenza della possibilità di adottare un regime forfettario può essere un notevole incentivo e un grande risparmio fiscale soprattutto per i più giovani.

Sappiamo bene come nel nostro paese l’erario sia particolarmente soffocante nei confronti del contribuente. Non c’è categoria che possa dirsi agevolata da questo punto di vista, tanto meno gli agenti di commercio, che subiscono generalmente un carico fiscale veramente molto opprimente.

Se si dovesse guardare esclusivamente la percentuale di tasse che ogni anno è necessario pagare, sarebbero ben pochi i prodi e coraggiosi a decidere di intraprendere questo tipo di professione. Fortunatamente la maggior parte degli agenti di commercio svolgono l’attività mossi più che altro dalla passione, lavorando ogni giorno con entusiasmo, mostrando le loro doti e abilità e mettendosi continuamente in gioco.

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