Tasse di successione: quanto si paga e come risparmiare

Alla morte di un parente ci si interroga, dopo aver metabolizzato la sua scomparsa, su come muoversi per impostare la successione ereditaria. Tutti sanno che quando si riceve in eredità una quota patrimoniale, tra i vari dubbi in cui ci si imbatte, c’è senza ombra di dubbio quello relativo alla tassa di successione.

La tassa di successione è un’imposta da pagare allo Stato da coloro i quali ricevono qualcosa in eredità dopo la compilazione della dichiarazione di successione che dovrà poi essere presentata all’Agenzia delle Entrate. Tra le novità degli ultimi anni esiste l’esonero per gli eredi di presentare la dichiarazione, qualora il il patrimonio ereditato sia inferiore ai 100.000 €, grazie al “Decreto Semplificazioni” n.175 del 21/11/2014. Grazie a questa semplificazione sono state agevolate le successioni di beni di valore piuttosto modesto.

Tassa di Successione Testamento

Semplificando il concetto al massimo e riassumendo il significato di tassa di successione, possiamo dire che è una tassa che chi riceve un patrimonio in eredità, deve pagare dopo la presentazione della dichiarazione di successione. Tale imposta ha l’obiettivo di andare a colpire i passaggi di proprietà dei beni facenti parte del patrimonio lasciato dal defunto agli eredi.

Per patrimonio ereditario, ovvero la base imponibile per il calcolo della tassa di successione, si intende il risultato della differenza tra l’attivo e il passivo.

Tra i beni tassati che rappresentano l’attivo ereditario ci sono:

– Terreni, sia agricoli che edificabili;
– Beni immobili;
– Barche;
– Gioielli;
– Azioni;
– Fondi fiduciari;
– Conti correnti bancari o postali;
– Investimenti;
– Denaro;
– Aziende;
– Quote di partecipazione in società;

Sono invece esclusi:

– Titoli di Stato;
– Titoli di debito pubblico;
– Le aziende a gestione familiare;
– Il TFR;
– I beni sottoposti a vincolo culturale;
– I veicoli iscritti al Pra;
– Crediti verso lo Stato, enti pubblici territoriali, INPS, INAIL, ecc.

Costituiscono invece il passivo ereditario:

– i debiti del defunto: cambiali o altri titoli, quelli verso i lavoratori dipendenti e verso gli istituti di credito, i debiti tributari e previdenziali verso lo Stato e gli enti pubblici;

– le spese mediche che gli eredi hanno sostenuto a favore del defunto negli ultimi 6 mesi;

– le spese funebri.

Ora andiamo ad esaminare le note dolenti perché, dopo aver capito che la tassa colpisce il trasferimento di proprietà del patrimonio dal defunto agli eredi, è bene capire in che misura incide sul patrimonio stesso.

È utile sottolineare che esistono delle soglie di esonero piuttosto elevate di applicazione dell’Imposta, ovvero, delle vere e proprie franchigie al di sotto delle quali questa imposta non ha effetto.

La tassa di successione resta comunque, in primo luogo, a carico degli eredi (figli, coniuge e parenti stretti) solo per la parte che eccede la franchigia di 1 milione di euro, applicando sulla parte che eccede la soglia di esonero, un’aliquota del 4%.

Secondariamente, l’onere è a carico dei fratelli e delle sorelle per la parte che eccede la franchigia di 100 mila euro, applicando un’aliquota del 6% sulla parte che eccede la soglia di esonero.

Qualora ad ereditare, parte del patrimonio, siano i parenti fino al quarto grado affini in linea retta e, fino al terzo grado affini in linea correlata, saranno tenuti al pagamento della tassa di successione applicando l’aliquota del 6% sull’intero patrimonio ereditato, senza l’applicazione di alcuna franchigia.

Stesso discorso per gli eredi diversi dai soggetti sopra elencati che si troveranno costretti a pagare, non più il 6%, ma ad essi verrà applicata un’aliquota dell’8% sull’intero patrimonio acquisito in eredità.

Per quanto riguarda gli eredi disabili la franchigia è stata elevata ad 1 milione e 500 mila euro.

Per fare il calcolo degli importi da pagare, a carico degli eredi, sarà quindi necessario considerare l’ammontare del patrimonio ereditato da ciascuno, in relazione al grado di parentela, in quanto è proprio questo ultimo aspetto che incide in modo sostanziale sulla franchigia e sulla aliquota da applicare.

Il passo che precede il pagamento della tassa di successione è la presentazione della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate.

Oltre alla tassa di successione, calcolata in base al patrimonio ereditato che comprende anche il valore degli immobili, in presenza di terreni, case o fabbricati, è necessario aggiungere il pagamento delle imposte ipotecarie e catastali, le medesime previste nei casi di compravendita immobiliare.

Tali imposte dovranno essere calcolate dall’erede in base al valore catastale dell’immobile ereditato, che si ottiene moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5% per i coefficienti relativi, a seconda della tipologia di immobile trasferito:

– Coefficiente = 110 per le case;
– Coefficiente = 120 per i fabbricati di categoria A e C (eccetto A/10 e C1);
– Coefficiente = 140 per i fabbricati di categoria B;
– Coefficiente = 60 per i fabbricati di categoria A/10 (uffici) e D;
– Coefficiente = 40,8 per i fabbricati di categoria C/1 (negozi) ed E;

Il valore catastale per i terreni edificabili si calcola moltiplicando per 90 il reddito dominicale rivalutato del 25%.

Le relative aliquote per l’imposta catastale e ipotecaria sono rispettivamente del 2% per tutti gli eredi, senza distinzione relativa al grado di parentela, e si dovranno versare prima della presentazione della dichiarazione di successione attraverso il modello F23 utilizzando i seguenti codici tributo:

– 649T per l’imposta ipotecaria;
– 737T per l’impostazione catastale.

 

 

Successione, come risparmiare sulle tasse con i benefici prima casa

Qualora nel patrimonio ereditario siano compresi dei beni immobili, ciascun erede ha la facoltà di richiedere i benefici per la prima casa. L’imposta di successione, a carico di un figlio o del coniuge ad esempio, viene calcolata applicando l’aliquota del 4% sulla parte che eccede la franchigia di 1 milione di euro per ogni singolo erede. Ma a questa vanno aggiunte l’imposta ipotecaria del 2% sul valore dell’immobile e l’imposta catastale parimenti del 2% sul valore catastale dello stesso immobile.

I benefici prima casa riducono le due imposte (imposta catastale è imposta ipotecaria) a 200 € cadauna, con un significativo risparmio di imposta in presenza di determinati requisiti e qualora se ne faccia richiesta.

I requisiti per poter richiedere l’agevolazione prima casa sull’immobile ereditato sono:

– avere o portare la residenza nel comune in cui si trova l’immobile;
– non possedere altri immobili in proprietà esclusiva o in comunione con il coniuge;
– non possedere altri immobili acquistati con i benefici prima casa in tutto il territorio nazionale;

Riguardo quest’ultimo punto è utile sottolineare che, avere acquisito un immobile per successione richiedendo i benefici prima casa non preclude la richiesta dei benefici prima casa anche in un successivo atto di acquisto. Mentre, avere acquistato un immobile richiedendo i benefici prima casa, preclude la possibilità di richiederli in sede di denuncia di successione.

Se sono presenti più eredi e ci sono più immobili, ciascun erede potrà richiedere i benefici prima casa su un immobile diverso, e i benefici richiesti da un coerede vanno a vantaggio anche degli altri.

 

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