SAS, SNC o SRL? Vantaggi, svantaggi e confronto tassazione

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Se stai pensando di avviare un’impresa in forma associata, una delle prime domande che ti dovrai porre è: “quale forma giuridica mi consentirà di pagare meno tasse?

Ogni tipologia di impresa si adatta ad una specifica situazione, prospettive, investimenti e, soprattutto, alla tipologia del lavoro che si vuole portare avanti.

La scelta dipende, inoltre, anche da altri fattori quali l’impatto sul patrimonio personale, il rischio di impresa, il numero dei soci, le esigenze degli investitori e da svariate altre variabili che rendono questa decisione molto complicata e, soprattutto, da non fare a cuor leggero perchè, cambiare in corso d’opera può essere davvero costoso e gli adempimenti per passare, ad esempio, da una società di persone ad una società di capitali sono molteplici e richiedono atti e spese ingenti tra notaio e commercialista, nonchè una riorganizzazione totale della società.

Chiarisco fin da subito che non esiste una forma societaria migliore in assoluto, questa dovrebbe diventare un abito che calza alla perfezione in base alle caratteristiche della tua realtà e, soprattutto, a dove vuoi arrivare!

Se pensi che avrai fin da subito, oppure entro pochi anni, un volume d’affari elevato che comporta, tra le altre cose, rischi patrimoniali e maggior necessità di tutela dei propri averi, ma soprattutto la possibilità di avere più opportunità di risparmiare sul Fisco, allora non puoi che pensare ad una società di capitali.

Se invece le tue previsioni saranno quelle di un’attività che non superi i 20-30mila euro annui di fatturato e senza particolari rischi di impresa e investimenti, sarà possibile prendere in considerazione, parlando di imprese in forma associata, ed escludendo quindi il regime forfettario, le società di persone SNC e SAS, che hanno spese di costituzione minime rispetto ad una società di capitali ma, soprattutto, una serie di adempimenti in meno che ne rendono più semplice la gestione e ne limitano i costi di gestione.

Se da una parte però, le spese di costituzione ed i costi di gestione saranno minimi, le società di persone, non avendo personalità giuridica come quelle di capitali, non forniscono ai soci alcun tipo di protezione patrimoniale per le obbligazioni assunte dalla società lasciandoli illimitatamente, e in solido, responsabili con i propri capitali di eventuali default o stati di insolvenza.

Un rischio che sarebbe meglio evitare in partenza facendo pendere l’ago della bilancia verso la scelta di una forma societaria parimenti semplice ma che, a fronte di qualche adempimento in più, offre maggior protezione e mette il patrimonio dei soci in una “botte di ferro”  anche e qualora la società dovesse andar male.

Sto parlando della SRL che è la più semplice delle società di capitali ma ti consente di “fare impresa” sul serio, proteggendo il tuo patrimonio dai rischi e dagli imprevisti dell’essere imprenditore basandosi sulla responsabilità limitata (al capitale sociale sottoscritto) che i soci hanno dal punto di vista patrimoniale.

Questo tipo di società, a differenza delle società di persona, hanno capacità giuridica e sono considerate distinte dagli individui (i soci) che la compongono, sia fiscalmente che civilmente.

Certamente i costi di avvio e gestione di una società di capitali, rispetto ad una società di persone, saranno maggiori, la gestione contabile più complessa, la parcella del commercialista più salata, ma la protezione che offre una SRL si deve in qualche modo pagare.

Parlando dell’aspetto contabile, nelle società di capitali vi è l’obbligo di tenuta della contabilità ordinaria mentre nelle società di persone è possibile optare anche per la contabilità semplificata.

La contabilità semplificata, prevista per le società di persone con ricavi inferiori a 400.000 € l’anno per le prestazioni di servizi e, 700.000 € per le altre, consente di tenere obbligatoriamente  i soli registri contabili rilevanti ai fini IVA.

Torniamo però sull’argomento principale e vediamo come variano le tasse a seconda della forma giuridica scelta, quali imposte sono previste per le varie tipologie di impresa e quali le principali differenze tra SNC, SAS e SRL (o SRLS).

Indice:

 

Tassazione e tipologie SRL

La tassazione di una società a responsabilità limitata, che sia una SRL Ordinaria, una SRLS o una SRL a socio unico, non cambia di una virgola per quel che riguarda le imposte sui redditi, infatti, se la società opterà per il regime di tassazione ordinario sarà soggetta a:

  • IRES calcolato in percentuale (24%) sull’utile di impresa a fine anno;
  • IRAP calcolato in percentuale (3,9%) sull’utile di impresa a fine anno;
  • Ritenuta del 26% sui dividendi distribuiti ai soci;

Ogni socio lavoratore dovrà poi iscriversi all’INPS artigiani o commercianti, a seconda della tipologia di impresa, e dovrà pagare un altro 24% di contributi previdenziali calcolati sul reddito di impresa pro quota.

A livello di tassazione, quindi, poco importa se si parli di SRL o SRLS perchè le imposte che dovranno pagare queste due tipologie di società a responsabilità limitata non differiscono di una virgola e sono quelle sopra indicate.

Discorso a parte per la SRL Unipersonale che resta penalizzata per quel che riguarda i contributi previdenziali. Il socio unico infatti, nel 99% dei casi è, sia “socio lavoratore” che “amministratore” e vedrà gravare sul suo groppone l’intero imponibile su cui calcolare il 24% di INPS.

Nella SRL Ordinaria o SRLS, la possibilità di inserire in organico soci di capitale consente di frazionare l’utile abbassando notevolmente la base imponibile sulla quale calcolare l’INPS.

Facciamo un esempio per capire concretamente quante tasse paga una SRL con 50.000 euro di utile con 2 soci (uno operativo e uno di capitale) che a fine anno distribuiscono tutti i dividendi disponibili.

Una SRL in regime ordinario con utile di 50.000 € l’anno pagherà, con un socio operativo e uno di capitale al 50%:

  • IRES: (24% su 50.000) = € 12.000
  • IRAP: (3,9% su 50.000) = € 1.950

L’utile effettivo che potrà essere distribuito ai soci si riduce quindi a (50.000 – 12.000 – 1.950) = 36.050 €

Il socio operativo dovrà inoltre pagare l’INPS artigiani o commercianti per la sua quota di utili di impresa:

  • INPS: (24% su 25.000 €) = € 6.000

Dobbiamo ancora inserire la tassazione degli utili distribuiti ai soci sui quali, dal 2018, è prevista una ritenuta fissa del 26% su quanto effettivamente distribuito, sia per le partecipazioni qualificate che non. Nel nostro caso sarà possibile distribuire un utile effettivo di 36.050 €, ovvero, 18.025 € a ciascuno dei due soci.

  • Ritenuta sull’utile dei soci (26% di 36.050 €) =  9.373 €, ovvero, 4.686 € a testa

TOTALE PRELIEVO FISCALE= 29.323 €

La tassazione varia, e non di poco, se non venissero distribuiti dividendi, o comunque non il 100% di quelli disponibili.

 

Quante e quali tasse paga una SNC

Prima di parlare nel dettaglio della tassazione di una SNC, società in nome collettivo, vediamo le principali caratteristiche di questo tipo di forma giuridica e, soprattutto, le differenze con la SRL.

Una SNC è una società di persone formata da due o più soci che si ripartiscono in egual modo compiti e responsabilità. Nella SNC ogni socio è lavoratore ed amministratore e percepisce utili in base alla quota di capitale sottoscritto.

Tutti i soci della SNC sono illimitatamente responsabili con il proprio patrimonio personale delle obbligazioni assunte dalla società, non esiste alcun tipo di protezione riguardante il capitale personale del socio che rischia di tasca propria per un eventuale default della società.

La SNC è soggetta al fallimento e con lei fallirebbero anche tutti i soci che la compongono.

La costituzione della SNC avviene tramite atto pubblico redatto da un notaio con indicazione degli amministratori che hanno la rappresentanza della società. Il notaio procederà con l’iscrizione al Registro Imprese entro 30 giorni.

In questo tipo di società non è prevista assemblea dei soci e ogni socio può impegnare la società disgiuntamente dagli altri. In fase di costituzione sono ammesse delle variazioni indicate nei patti sociali come ad esempio l’amministrazione congiunta, sia per l’attività ordinaria che per quella straordinaria, oppure disgiunta solo per l’ordinaria e congiunta per la straordinaria, o ancora, si possono scegliere dei soci, in particolare, a cui è riservata l’amministrazione della società.

Una SNC ed i suoi soci pagheranno le seguenti tasse:

  • IRAP calcolato in percentuale (3,9%) sull’utile di impresa a fine anno;
  • IRPEF in base all’utile della società pro quota (aliquote IRPEF);
  • INPS artigiani o commercianti (24%) ogni socio in base all’utile della società pro quota;

Una SNC con utile di 50.000 € l’anno pagherà, con 2 soci al 50%:

  • INPS artigiani o commercianti: (24% su 50.000) = € 12.000 (€ 6.000 per ogni socio)
  • IRAP: (3,9% su 50.000) = € 1.950
  • IRPEF: (su 25.0o0 € per socio) = (3.450 + 27% di 10.000) x 2 soci = 12.300 €

TOTALE PRELIEVO FISCALE= 26.250 €

La SNC a fronte di un prelievo fiscale piuttosto sostenuto offre la copertura dei contributi INPS per tutti i soci che dovranno obbligatoriamente iscriversi alla sezione artigiani o commercianti e pagare i contributi in percentuale alle loro quote di partecipazioni agli utili.

 

Quali e quante tasse paga una SAS

La SAS è statisticamente la forma giuridica più utilizzata dagli imprenditori che decidono di aprire una società di persone. Ha una grossa particolarità, infatti, nell’organico societario di una società in accomandita semplice è possibile distinguere due categorie di soci:

  • quelli responsabili illimitatamente e in solido di tutte le obbligazioni assunte dalla società (come per le SNC);
  • quelli responsabili per la sola quota di capitale sottoscritto (come per le SRL);

Stiamo parlando dei:

  • Soci accomandatari: ai quali spetta la gestione e l’amministrazione della società, motivo per cui sono responsabili al pari dei soci di una SNC di tutti i debiti e gli impegni presi dall’azienda. I soci accomandatari possono impegnare la società, firmano assegni, sono intestatari dei rapporti bancari della società e sono gli unici ad avere l’obbligo di iscriversi alla gestione artigiani o commercianti dell’INPS;
  • Soci accomandanti: non sono amministratori e sono responsabili degli impegni presi dalla società limitatamente alla quota di capitale sottoscritto. Non sono intestatari dei rapporti bancari della società e non possono impegnarla in alcun modo se non delegati dalla maggioranza dei soci accomandatari. Sono solamente dei soci di capitale e pertanto non obbligati a pagare l’INPS artigiani o commercianti.

La struttura flessibile di questo tipo di società la rende particolarmente appetibile anche da un punto di vista fiscale, infatti, se una SAS, come tutte le società di persone, conferisce l’intero utile in capo ai soci pro quota, rendendoli illimitatamente responsabili per l’IRPEF da versare all’erario, consente di frazionare l’utile su più persone, rendendo meno pesante l’impatto dell’IRPEF perchè pagato ad aliquote più basse.

Soluzione resa ancora più vantaggiosa per la natura stessa della SAS che non prevede, per i soci accomandanti, i contributi previdenziali, un vero e proprio salasso per le SNC che invece, in ogni caso, si vedranno addebitata l’INPS artigiani o commercianti sul 100% dell’utile di impresa.

Una SAS ed i suoi soci pagheranno le seguenti tasse:

  • IRAP calcolato in percentuale (3,9%) sull’utile di impresa a fine anno;
  • IRPEF in base all’utile della società pro quota (aliquote IRPEF);
  • INPS artigiani o commercianti (24%) per i soli soci accomandatari in base all’utile della società pro quota;

Una SAS con utile di 50.000 € l’anno pagherà, con 2 soci al 50% (1 accomandatario e 1 accomandante):

  • INPS artigiani o commercianti: (24% su 25.000) = € 6.000 per il socio accomandatario;
  • IRAP: (3,9% su 50.000) = € 1.950
  • IRPEF: (su 25.0o0 € per socio) = (3.450 + 27% di 10.000) x 2 soci = 12.300 €

TOTALE PRELIEVO FISCALE= 20.250 €

In questo caso il prelievo fiscale è inferiore, ma avrà la copertura contributiva soltanto il socio accomandatario in quanto il socio accomandante non paga contributi INPS.

 

Confronto tassazione SNC, SAS ed SRL

A prima vista, esaminando i risultati ottenuti con le simulazioni fatte in questo articolo, sembrerebbe evidente optare per una SAS. Gli adempimenti sono minimi, le tasse piuttosto contenute a fronte di un ricavo medio, ed esistono, addirittura, categorie di soci che sono protetti come nelle SRL.

Questo può essere vero con redditi relativamente bassi e, quel che è certo, è che la SAS è sicuramente più vantaggiosa della  SNC proprio per la possibilità di risparmiare migliaia di euro di contributi previdenziali frazionando l’utile su più soci accomandanti che non hanno l’obbligo di iscriversi all’INPS.

Se consideriamo invece il paragone con la SRL, le variabili aumentano perchè, ad esempio, se non si distribuissero dividendi a fine anno, nel caso dell’esempio precedente, si risparmierebbe una cifra così grossa che la soluzione più vantaggiosa delle 3 sarebbe proprio la SRL.

Nella tabella che segue provo a fare alcune simulazioni per comprendere meglio quando diventa conveniente optare per un tipo di società e quando per un’altra:

QUOTE  50%
UTILE
IRES
IRAP
INPS
IRPEF
26% UTILI SRL
TOTALE
% TASSE
SNC (2 soci)
50.000

 

1.950
12.000
12.300
26.250
52,5%
SAS (1 accomandatario + 1 accomandante)
50.000
1.950
6.000
12.300
20.250
40,5%
SRL (1 socio operativo + 1 socio capitale)
50.000
12.000
1.950
6.000
9.373
29.323
58,6%
SNC (2 soci)
100.000
3.900
24.000
26.240
54.140
54,14%
SAS (1 accomandatario + 1 accomandante)
100.000
3.900
12.000
26.240
42.140
42,14%
SRL (1 socio operativo + 1 socio capitale)
100.000
24.000
3.900
12.000
19.760
59.660
59,66%
SNC (2 soci)
200.000
7.800
37.304
72.340
117.444
58,7%
SAS (1 accomandatario + 1 accomandante)
200.000
7.800
18.652
72.340
98.792
49,4%
SRL (1 socio operativo + 1 socio capitale)
200.000
48.000
7.800
18.652
39.520
113.972
56,9%

Dalla tabella qui sopra è evidente che la percentuale di tassazione sia variabile per le tre tipologie di società ed aumenti col crescere dell’utile di esercizio per le società di persone, mentre diminuisca (ovviamente in percentuale), nella SRL.

Utili bassi rendono più appetibili soluzioni più semplici come la SAS che, a fronte di un risparmio fiscale, gode anche di meno adempimenti burocratici e può optare per la contabilità semplificata con un ulteriore sgravio burocratico e amministrativo.

Anche i costi per il commercialista sono inferiori in una società di persone rispetto alle società di capitali ed è, pertanto, consigliabile, per utili medio bassi, optare per questo tipo di soluzione, specie se l’attività non presenta particolari rischi patrimoniali o forti esposizioni finanziarie per investimenti importanti.

Laddove invece esista il rischio concreto, o la necessità di esporsi finanziariamente, e si vuole mantenere protetto il proprio patrimonio, allora la SRL è la soluzione migliore.

Considerando anche che, nella tabella qui sopra, il calcolo sia stato fatto con l’intero utile distribuito, e che, obiettivamente, esistono dei metodi per pagare i soci senza distribuire i dividendi, eliminando o riducendo in maniera sostanziale la voce “ritenuta 26% utili SRL“, la tassazione di quest’ultima forma giuridica si riduce alla stregua di una SAS già con 50.000 euro di utile l’anno diviso su due soci.

Pertanto, anche con soli 50.000 euro di utile, optare per una forma giuridica come la SRL sarebbe utile e vantaggioso per i seguenti motivi:

  • la SRL protegge il patrimonio dei soci mettendoli al riparo da brutte sorprese;
  • la SRL consente ai soci di evitarsi il pagamento dell’IRPEF eliminando un reddito che farebbe anche cumulo con altri eventuali redditi personali portando l’aliquota progressiva fino al 43% se l’utile dovesse essere particolarmente elevato;
  • sarebbe definitiva, perchè eviterebbe una trasformazione, in corso d’opera, da SAS ad SRL, ad esempio, se l’utile dovesse aumentare rendendo la società di persone poco conveniente dal punto di vista fiscale, oppure qualora fosse necessaria maggior protezione sul patrimonio dei soci. Trasformare una società di persone in società di capitali costa mediamente, per piccole o medie realtà, dai 7 ai 10 mila euro.

E’ evidente che non esista una forma giuridica migliore o più conveniente, così come è altresì vero che non esiste una forma societaria che consenta in assoluto di pagare meno tasse.

Ogni soluzione deve calzare perfettamente alla realtà imprenditoriale e alle prospettive dei soci e, solo un esperto fiscalista, può esaminare la situazione e trovare, di volta in volta, la soluzione più adatta.

Quello su cui voglio soffermarmi e porre l’attenzione è soltanto di non dar retta a chi ti dice, senza sapere nemmeno chi sei e come ti chiami: “scegli la SAS perchè paghi meno tasse” oppure “scegli la SRL perchè fa più figo“…

Ogni situazione merita tempo ed analisi per cercare il vestito migliore da indossare, quello che, si spera, possa durare per una vita intera…

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